#Didattica moderna e riforma della #scuola


1237Le più evolute e recenti metodiche dell’insegnamento fanno del docente una figura molto diversa da quella classicamente riconosciuta, non più colui che trasferisce ai discenti il sapere, bensì colui che guida i propri alunni all’autoapprendimento delle competenze. Affinché tale contesto possa però dare il meglio di se stesso, il primo passo educativo-didattico dovrebbe essere quello dell’imparare ad imparare, contestualmente affiancato dall’imparare ad amare l’imparare e dall’imparare l’autonomia e la responsabilità. Purtroppo, ad oggi, la nostra scuola, per constatazione stessa di diverse esperti in materia, fin da subito, è terreno assai fertile del sentimento nettamente opposto: odiare l’imparare. I docenti sono stati e vengono costantemente formati (obbligati a formarsi) anche in funzione di queste nuove visioni dell’insegnamento, ma questo è tutt’altro che sufficiente per cambiare la scuola, serve una radicale rivoluzione, un cambiamento che parta dalle più alte sfere dirigenziali, spesso più preoccupate della burocrazia che della didattica, sovente più attente alle apparenze piuttosto che all’essenza, raramente coinvolte nell’aggiornamento imposto ai propri docenti, quasi per nulla assoggettate agli stessi obblighi formativi, serve una ristrutturazione che, al contrario di ogni riforma scolastica proposta, abbozzata o/e adottata nell’ultimo ventennio, parta dal basso, cioè dalla scuole dell’infanzia: è assolutamente insensato ricostruire la casa partendo dal tetto, specie quando le fondamenta sono assolutamente carenti e marce.

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Sommariamente…

Una scuola moderna deve cambiare completamente il proprio paradigma didattico: deve svincolarsi dall’attuale rigidità strutturale che impone ai discenti precisi tempi evolutivi e li suddivide in classi d’età; deve realmente tenere in debita considerazione il tanto decantato (e altrettanto disatteso) concetto dei “tempi personali d’apprendimento”; deve consentire una crescita armonica in contesti di pari interessi e pari capacità (ambedue spesso indipendenti dall’età); deve consentire la stimolante possibilità di operare in gruppi eterogenei (per età, interessi, livello culturale, preparazione scolastica); deve attivare tutte le possibili forme d’insegnamento a distanza.

Una scuola moderna deve, con il necessario cambiamento della vita e della struttura sociale in genere, anche completamente modificare il proprio paradigma sociale: pieno e costante coinvolgimento dei genitori; concessione ai discenti di ampi spazi d’autonomia più o meno totale, sia nella definizione del proprio percorso didattico che nella gestione della propria giornata scolastica; adattabilità alle esigenze di ogni singolo discente il quale ha il diritto di perseguire i propri obiettivi formativi e seguire il proprio percorso didattico senza doversi necessariamente sobbarcare lunghi trasferimenti o assoggettarsi a cambi di residenza, quantunque provvisori.

Una scuola moderna abbisogna necessariamente di un cambiamento dei paradigmi giuridici: riesame attento (eliminazione?) dell’obbligo alla scolarizzazione che ha palesemente prodotto solo scaldabanchi e diminuito il livello formativo dei giovani adulti; ristabilimento di una visione semplice e chiara delle responsabilità senza premi lobbistici alle compagnie assicurative e senza induzione di comportamenti quali il richiedere rimborso per prevedibili incidenti dovuti a propri sconsiderati atti volontari al grido di “tanto sono assicurati” (che si ricollega all’importante ruolo educativo della scuola all’autodeterminazione e all’autocontrollo); recupero dell’autonomia operativa delle scuole, oggi troppo vessate da limitazioni giuridiche e da procedure burocratiche che, lungi dall’averne a che fare, al contrario ostacolano i risultati didattici, il coinvolgimento globale in attività didattiche ed extradidattiche di tutte le persone che vivono nella o intorno alla scuola (discenti, genitori, docenti, eccetera), la corretta gestione dei tempi formativi e sociali.

Ovviamente il cambiamento, pena l’inapplicabilità dello stesso (anche a causa delle comprensibili reticenze che andrebbe a produrre), dev’essere progressivo e senza sconvolgere le dinamiche già instaurate: chi ha iniziato il proprio percorso scolastico col vecchio sistema lo concluda, seppur inserendo comunque nuovi strumenti e nuove formulazioni didattiche, col vecchio (il già esposto concetto di partenza dal basso, dalle fondamenta).

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Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 24 aprile 2016 su Didattica. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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