Archivio mensile:dicembre 2018

Diritto-dovere allo studio


Ad un certo punto della storia della scuola italiana si è iniziato a parlare di diritto-dovere allo studio, un concetto certamente corretto che, purtroppo, è stato in parte disatteso mediante i tagli alle finanze della scuola e la conseguente decapillarizzazione scolastica sul territorio (incremento delle difficoltà d’accesso) che ha determinato l’aumento esponenziale del numero degli allievi in classe (riduzione delle potenzialità formative), nella restante parte manipolato in funzione del mero opportunismo delle direzioni scolastiche: “ha il diritto di studiare quindi non può essere bocciato”, già ma dov’è finito il dovere di studiare? il mondo reale non è altrettanto benevolo e la scuola deve anche preparare all’ingresso nel mondo reale; “se non vieni a scuola ti mando i carabinieri”, ehm, la legislazione italiana non prevede l’obbligo alla scolarizzazione bensì quello dell’istruzione che può ben essere ottenuta anche in lecita autonomia, tant’è vero che ci sono molte famiglie che hanno optato per questa strada e il sistema scolastico anziché colpevolizzarle dovrebbe attivarsi con una bella azione di autocritica.

Diritto allo studio ovvero ognuno deve avere la possibilità materiale di studiare (quello che vuole studiare).

Diritto allo studio ovvero rispettare i tempi di apprendimento di ogni discente.

Diritto allo studio ovvero passare dalla scolarizzazione per età a quella per competenze.

Diritto allo studio ovvero essere innanzitutto formati all’imparare.

Dovere allo studio ovvero ognuno deve impegnarsi ad una fattiva e costante crescita nella propria formazione, alias no scaldabanchi.

Dovere allo studio ovvero se non ne hai voglia vai a lavorare e studierai appena ne sentirai l’esigenza.

Dovere allo studio ovvero essere responsabili della propria crescita e dei propri atteggiamenti.

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Scuola e responsabilizzazione


SScuola (superiore): vigilanza continua, rigidità dei programmi, schematismo orario, demonizzazione dell’errore, ritiro a priori dei cellulari, limitazione della libera scelta, valutazioni scalari, pensiero lineare, educazione alla sfiducia e alla paura, incoerenze comunicative, politica del divieto, eccetera.

CCome possiamo far maturare i ragazzi quando l’ambiente che li deve educare è immaturo?

Come possiamo insegnare ai ragazzi ad affrontare i problemi se gli adulti sono i primi a non farlo?

Come possiamo pretendere dai ragazzi che facciano le scelte giuste invece di quelle più comode quando l’esempio che li viene dato è proprio quello delle scelte facili?

Come possiamo responsabilizzarli quando tutto il sistema è fondato sulla loro deresponsabilizzazione o, al massimo, su una finta (limitata) responsabilizzazione?

P.S.
Purtroppo la struttura sociale rende molto difficile cambiare la situazione, occorrono scelte politiche, flessibilità oraria e dei programmi come prima cosa (superiori in stile pseudo universitario), e giuridiche, criteri di responsabilità avanti a tutto (basta con la ricerca faziosa di un colpevole che paghi), importanti che nessuno vuole fare. Detto questo ci sono scuole (poche) che qualche cambiamento sono comunque riuscite ad introdurre (ad esempio quella professionale che è stata incentrata sui laboratori e tutto è focalizzato sulle attività di laboratorio): volere è potere!

Logica linguistica: il messaggio implicito


Un costrutto linguistico spesso più o meno volutamente ignorato è quello del messaggio implicito, ossia quel messaggio che si nasconde fra le parole, che seppure non effettivamente formulato è comunque insito nel contesto della frase e dalla stessa deducibile.

Se affermo che “tutte le mele sono rosse”, sto implicitamente dichiarando che non esistono mele gialle, verdi o di qualsiasi altro colore e se qualcuno mi risponde dicendo che “sbagli, ci sono anche le mele gialle” non posso ribattere con un “ma io mica ho detto che non esistono mele gialle” perché in effetti l’ho detto.

Fa sempre comodo affermare “io non l’ho detto” ma… quali che siano le intenzioni del mittente sono solo le percezioni del ricevente a stabilire il significato del messaggio trasmesso!

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