Archivio mensile:gennaio 2020

Nudisti in azienda? Un valore aggiunto


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Attraverso un forum di settore (iNudisti), la sua e-zine, le reti sociali, il mio blog dedicato (Mondo Nudo), i raduni e le escursioni di VivAlpe, tra passato e presente sono stato e sono in contatto con decine di migliaia di nudisti italiani e invero non ho notizia di licenziamenti fatti per il solo motivo “praticava il nudismo”, però ne ho sul fatto che diversi nudisti hanno ricevuto pressioni particolari, sollecitazioni a stare attenti, inviti a non farlo più, minacce più o meno velate di allontanamento se fossero nati dei problemi con il personale, con collaboratori, fornitori, clienti o utenti: “non possiamo permetterci una cattiva pubblicità” è la logica di fondo comune a tutti i casi.

Dietro a tali reazioni a volte c’è la comprensibile (“ca..o, sono anni che ci conosciamo e non mi hai detto niente, di cosa avevi paura?”) sorpresa per una notizia trapelata per via traverse. Altre volte la cosa è risaputa e accettata in azienda e si tratta di una, a questo punto molto meno comprensibile, reazione alla segnalazione di un cliente o utente che riferisce d’aver saputo che in quella azienda c’è un nudista. Oppure il tutto avviene, ancor meno comprensibilmente, in fase di selezione del personale quando uno, onestamente e correttamente, evidenzia il proprio essere nudista, magari scrivendolo addirittura nel proprio curriculum.

In un caso come nell’altro si tratta di reazioni decisamente inopportune, ingiuste e illogiche: un nudista in azienda andrebbe visto come un valore aggiunto…

  • Abituato a vedere persone nude e per effetto di una logica di vita che porta alla considerazione della persona in quanto tale e alla svalutazione del concetto di persona come oggetto, il nudista avrà con i colleghi un rapporto incentrato sulla correttezza e sul rispetto, nel contempo risulterà meno incline a farsi trascinare dalla vicinanza di qualcuno che lo attira sessualmente; ne deriva che il lavoro del nudista risulterà sempre e comunque della massima produttività.
  • Per le stesse motivazioni di cui sopra, il nudista indurrà nelle persone che lo circondano minori preoccupazioni comportamentali favorendo, così, la creazione di un sereno ambiente di lavoro, di riflesso anche le persone che in quell’ambiente lavorano saranno più serene e le persone serene lavorano meglio e rendono di più.
  • Il nudista potrà risultare di valido aiuto a chi, intorno a lui, abbia problematiche di accettazione del proprio corpo, arrivando ad essere perfino un esempio risolutore.
  • Nel caso di attività lavorative che prevedono il coinvolgimento di bambini, ragazzi, adolescenti, il nudista sarà sempre in grado di parlare con loro delle problematiche del corpo e delle questioni sessuali, e potrà farlo in modo corretto, incondizionato, preciso, pertanto efficiente ed esaustivo; inoltre risulterà, per certi aspetti, molto meno manipolabile.

Alcuni manager hanno già compreso questa verità consentendo la nudità in azienda (anche in ambiti in cui si opera a contatto con fornitori e clienti), eliminando, così, alla sorgente le problematiche di convivenza: tutti nudi e più nessuno bada all’aspetto fisico degli altri; tutti nudi e non esiste più motivo alla sbirciatina maliziosa, alle distrazioni sessuali, ai pensieri maniacali; tutti nudi e svaniscono anche le paure in merito al proprio aspetto fisico, ci si sente meglio con se stessi e, quindi meglio, con gli altri creando un ambiente più rilassato e affabile, meno stress e alla fine maggior rendimento.

C’è da ragionarci sopra con attenzione, non dico di arrivare ad obbligare il nudismo in tutte le aziende, anzi, l’obbligo non sarebbe certamente produttivo e giusto; non mi aspetto, pur sperandolo, nemmeno che tutte le aziende si aprano alla pratica nudista acconsentendo la nudità durante il lavoro, ma magari alcune si (io sono gratuitamente a disposizione per consigli ed esperimenti, può essere utile iniziare partecipando a VivAlpe); di certo, però, mi auguro che, all’occorrenza, si prendano le difese del collaboratore o del collega nudista, anziché osteggiarlo e/o vessarlo inopinatamente.

N.B.
La nudità sul lavoro non è solo teoria, non sono solo delle belle ipotesi e speranze, è realtà, realtà praticabile, realtà già praticata. Ecco un paio di esempi di aziende che hanno sperimentato la nudità in ufficio.

Onebestway – Lo psicologo aziendale David Taylor mette a nudo il personale e dopo un breve iniziale imbarazzo, il morale migliora, il dialogo si fa più sincero, la produttività cresce e l’azienda migliora.

Design PLX – Sperimentano per un mese e … vogliono continuare. (L’articolo originale su “The Bold Italic’s” è stato rimosso).

Nude House dove i vestiti sono assolutamente proibiti (purtroppo il sito che documentava la cosa è stato chiuso).

Definitive dove, nel 2009, l’esperienza è stata motivata da una serie TV “The Naked Office” di Virgin1

Non esiste l’impossibile, esistono solo cose che non si vogliono fare!

Professione formatore e la mia inclusiva proposta


Sono un formatore a tutto tondo, ho iniziato tanti anni fa come istruttore di arrampicata su roccia, poi man mano mi allargai ad insegnare l’arrampicata su ghiaccio e le basi generali escursionistico-alpinistiche. Tale percorso venne supportato dalla parallela acquisizione dei titoli di Istruttore, prima Regionale e poi Nazionale, i quali mi hanno portato a dirigere corsi e scuole di alpinismo del Club Alpino Italiano, nonché, nello stesso contesto, a collaborare con la Scuola di Alpinismo Regionale Lombarda e quella Nazionale Italiana.

Tentai anche di diventare Maestro di Sci e Guida Alpina, che è un vero e proprio professionista della montagna (l’istruttore del Club Alpino Italiano è un volontario che può operare solo all’interno dei corsi del CAI), purtroppo senza riuscirci, un po’ per infortuni non gravi ma comunque influenti, un po’ per casualità (l’anno che ho deciso di fare le selezioni di guida alpina invero avrei fatto meglio a fare ancora quelle di maestro di sci che si erano tenute vicino a casa, nel luogo e sulle piste dove per tre anni mi ero preparato e tutti i miei compagni di preparazione le avevano superate) e necessità di riprendere a lavorare (la preparazione alle selezioni di questi corsi è questione che necessariamente ti deve impegnare a tempo pieno).

Insomma, il mio scopo di vita era evidente e tutti me lo dicevano ormai da anni, solo io mi ostinavo a perseguire un obiettivo diverso finché intervenne il caso: i clienti iniziarono a chiedermi corsi anziché disegni. Prima uno, poi due, poi tre, poi arrivò un centro di formazione per adulti e infine anche una scuola. Come ignorare i segnali, presi la palla al balzo e progressivamente i miei servizi si incentrarono sempre più sulla formazione fino a farne l’unica mia occupazione. Da quel momento la mia vita è diventata la formazione, sportiva nel tempo libero, tecnica nel lavoro.

Questa particolare integrazione di cose si è inevitabilmente riflessa nel mio modo di fare formazione, un modo che, insieme agli aspetti meramente tecnici, tiene in debita considerazione anche quelli umani: psicologia, filosofia, comunicazione, benessere mentale e fisico, ecologia della formazione ed ecologia in senso stretto, questioni economiche e questioni ambientali. Tutti argomenti, invero, che fin da giovane mi avevano sempre interessato e sui quali avevo letto e studiato parecchio.

Quando, verso la fine del ventesimo secolo, finalmente mi decisi a seguire un mio sentimento fino ad allora represso, l’incredulità verso l’ostilità sociale al nudo, e intraprendere la strada del nudismo, è stato spontaneo e ovvio non tenerlo nascosto. Di conseguenza creai il blog Mondo Nudo, con la missione di trattare di nudismo ma anche di questioni sociali in genere, tra le quali, per l’appunto, il rapporto con il proprio corpo e il superamento dei timori sul nudo e delle opposizioni alla nudità sociale. Nel giro di pochi anni identificai una formula che, della nudità, ne potesse fare un valore aggiunto anche nella mia attività di formatore, sia per quella attuata nel tempo libero, sia per quella attuata nel tempo del lavoro.

Ne nacque il progetto “Zona di Contatto” nella cui definizione, sulla base di quanto qualcuno nel frattempo aveva fatto o andava facendo in Inghilterra e altre nazioni (positivi esperimenti sociologici di nudo generalizzato in azienda e apertura di uffici dove la nudità era lo stato di base), si formò e stabilì il desiderio d’impegnarmi attivamente in questa direzione: ne scaturì il servizio di consulenza al nudo.

Ad oggi, invero, non ho ancora ricevuto richieste in tal senso, però il servizio rimane e si rafforza: per dargli un punto di partenza più preciso, per suggerire un percorso abbordabile, per generare un palese invito a imboccare tale cammino, vado ora a pubblicizzarlo in modo più palese e ho inserito nell’apposita sezione della pagina eventi di questo blog la locandina e il collegamento a VivAlpe. Evoluzione di quello che era l’altro progetto ormai ben avviato ma il cui nome andava ormai superato (Orgogliosamente Nudi), VivAlpe non è un qualcosa di trasgressivo, non è un qualcosa di diverso dalle altre attività, VivAlpe è solo ed esclusivamente un programma condiviso di escursioni in montagna, escursioni uguali a tutte le altre, ma con un valore aggiunto, un qualcosa in più del camminare, un qualcosa in più della tanto acclamata e ricercata integrazione con l’ambiente: l’inclusione.

VivAlpe, pertanto, non è escursioni naturiste, VivAlpe non è escursioni nudiste, VivAlpe non è nemmeno escursioni nude o in nudità, VivAlpe non è qualcosa in antitesi con l’escursionismo classico, VivAlpe non si pone in alternativa ad altro, VivAlpe è VivAlpe e basta, caso mai VivAlpe è solo ed esclusivamente inclusione ambientale.


Contrariamente a quanto è oggi fastidiosissima consuetudine, non vi costringo a passare attraverso più pagine e più collegamenti ma, in ragione di una mia personalissima etica commerciale che mi vincola al rispetto totale del cliente, vi mando direttamente alla sorgente: cliccare sulla locandina sotto per accedere alla pagina eventi di Mondo Nudo.

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