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#MappeMentali il contributo di Luca Pricolo #MindMap


Luca è stato uno dei miei allievi ad un recente corso di “Apprendimento Veloce” organizzato dal Centro San Clemente di Brescia. Arrivato che già usava le mappe mentali ne abbiamo approfondito la conoscenza e compreso l’utilizzo nell’ambito dell’ottimizzazione dello studio. Sta utilizzando le mappe mentali anche in un contesto alquanto particolare (la chimica) in apparenza poco adatto ad essere mappato. Sono ben felice di ricevere e pubblicare questo suo interessante contributo, un feedback assai importante per me e, spero, per voi.

Grazie Luca!



Ho iniziato ad interessarmi alle “Mappe Mentali” circa un anno fa, quando ero alla ricerca di un metodo di studio che mi consentisse di prendere appunti velocemente e che fosse similmente efficace per riorganizzarli ed ampliarli. Dopo aver letto diversi testi a riguardo, ho deciso di partecipare ad un corso di “Apprendimento Rapido”, che mi ha consentito non solo di approfondire le mie conoscenze sulle “Mappe Mentali”, ma che mi ha anche modo di migliorare il metodo di studio e la gestione del tempo.

Ciò che colpisce delle mappe mentali è la facilità nell’utilizzarle e, soprattutto, la versatilità, che consente loro di essere utilizzate in ogni ambito. Personalmente, lavoro e studio ogni giorno con le mappe mentali ed i risultati sono davvero evidenti: sono molto più concentrato nel prendere appunti, più organizzato nello studio e ho ridotto notevolmente i tempi di ripasso. Consiglio a tutti di utilizzare le mappe mentali per ottimizzare il metodo di studio e la gestione del tempo e del lavoro.

La lettura di testi sulle mappe mentali può essere interessante, ma la partecipazione ad un corso consente di padroneggiarle e di avere un diretto rapporto con il docente, dal quale si possono ottenere risposte chiare ed immediate, che fanno davvero la differenza.

Mappa di Luca Pricolo

Glicolisi 3 (mappa di Luca Pricolo)

Mappa di Luca Pricolo

Fosforilazione ossidativa (mappa di Luca Pricolo)

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Così va il mondo, però…


IMG_1400Compro un librone scritto da un noto e seguito pedagogista italiano, ne inizio la lettura e quasi subito noto che le sue affermazioni sostanzialmente coincidono con quanto vado inascoltatamente dicendo da diversi anni. Vado avanti a leggere e le similitudini si moltiplicano coinvolgendo anche le indicazioni sul come agire e sul come la scuola dovrebbe lavorare.

Mi iscrivo a un corso di animatore digitale, una nuova figura didattica resa obbligatoria da una recente legge, leggo il primo documento e visiono i primi video e… stessa storia, senza conoscere i vari pedagogisti citati e le loro teorie sono anni che vado inutilmente predicando le stesse cose. E qui la stranezza si fa ancora più grande visto che le indicazioni dei suddetti pedagogisti (come detto identiche alle mie) sono invece ben ascoltate e diffuse.

Certo, così va il mondo, se sei un comune mortale, se sei privo di una pezza cartacea (laurea), se le tue affermazioni arrivano solo dalla logica, se non ha dilapidato soldi in ricerche talvolta spudoratamente banali e dall’esito spesso scontato, ecco se sei così quello che dici vale zero.

Dato che questa esperienza l’ho vissuta in diversi altri contesti; dato che già più volte sono stato fortemente contestato da coloro che, poi, hanno subito abbracciato le tesi di chi con un foglio di carta in man, ma con molta ameno esperienza del sottoscritto, proponeva le mie stesse cose; dato che mi sono decisamente stufato di vedere altri fare carriera e soldi con quello che ha me invece ha portato e porta solo critiche e contrasti, ecco dato tutto questo ho deciso che è ora di alzare la cresta e gridare al mondo che…

Signori, io sono avanti, ineluttabilmente avanti, lo sono stato, lo sono e lo sarò.

No, niente paura, non voglio montarmi la testa, non dico e non pretendo di sapere tutto, anzi, sono assolutamente convinto che chi si definisce tuttologo è colui che sa meno di tutti, non mi interessa che mi si dia sempre ragione, che la ragione la si dà ai matti e agli stolti, semplicemente prendo e  faccio prendere atto di quello che l’evidenza pratica ha dimostrato e continua a dimostrare: sulle cose importanti, sulle cose di logica e di ragione, su quello che riguarda la mia professione e i miei più rilevanti interessi allora si, allora ho sempre ragione, sempre!

Nonostante ciò sono sempre in movimento mentale, la mia è una ricerca continua e, di conseguenza, anche un’evoluzione senza sosta, di ogni pensiero, di ogni opinione, di ogni azione, così come in continua evoluzione e variazione sono i miei corsi, le mie modalità didattiche, le mie tecniche, il mio essere… avanti!

Avanti è la piattaforma PEARL, avanti sono le proposte didattiche che sto e stiamo preparando, avanti è EdI, la nuova esperienza formativa che, assieme all’amico Claudio, sto elaborando.

Seguitemi, seguiteci, presto avrete modo di scoprire le cose e di sperimentare in prima persona l’essere parte di una didattica avanti, una didattica che vi stimolerà ad essere avanti.

Avanti, voi con noi, noi con voi, date vita ai vostri sogni, diamo vita ai nostri sogni!

Il quadrato


Rilevante figura geometrica, simmetricamente perfetta, lineare, equilibrata, saldamente appoggiata alla sua base, contenitore ideale di tutte le altre figure, geometriche e non, il quadrato, seppure intrinsecamente di per sé stesso statico, identifica simbolicamente tante preziosissime qualità. Tra queste annoveriamo la stabilità e l’armonia, quella stabilità e quell’armonia che vogliono essere caratteristiche basilari di PEARL Galaxy, del suo metodo didattico e, ultimo ma primo, del suo nuovo interessante progetto formativo, ideato e sviluppato anche per lo specifico fine d’insegnare come perseguire stabilità e armonia, siano esse intese come qualità personali che come qualità di uno staff, di un’azienda, di un’impresa.

QuadroPEARL Galaxy e la sua nuova proposta formativa, però, sono anche estremamente dinamici ed ecco che il quadrato si apre per poter accogliere qualcosa che simboleggi il movimento o, per meglio dire la trasformazione, ma di questo ne parleremo più avanti: sorseggiamo pian piano questo prezioso liquido, godiamoci a lungo il sapore che rilascia, assaporiamo ogni sua più piccola fragranza.

Quadro apertoAlla prossima 🙂

Breve escursione nel mondo dei Maker


Federico Chigbuh Gasparini

Oggi, mio caro lettore, con l’intervista ad Emanuele Cinelli, un caro amico che fu una tra le prime persone da me intervistate (leggi qui), facciamo una breve incursione nel mondo dei maker.

Io ritengo che l’avvento delle stampanti 3D che sono gestite da Arduino, una scheda elettronica progettata in Italia, siano uno degli elementi fondamentali della Terza Rivoluzione Industriale che stiamo attualmente vivendo.

Grazie ad esse si potrà in un certo senso standardizzare il prodotto artigianale. O meglio, l’artigiano si fa fabbrica. Quindi si potrà godere dei pregi di una produzione artigianale affiancandoli coi vantaggi di quella standardizzata.

Buona lettura!

Come hai scoperto il mondo dei maker?

Beh, essendo l’informatica e il CAD il mio lavoro da diversi anni per forza di cose sono venuto a conoscenza dello sviluppo delle tecnologie di stampa 3D.

Soprattutto con riferimento alla prototipazione rapida, per la quale mi era stato…

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Orientando orientandoci


L’orientamento scolastico dovrebbe essere un servizio fatto agli studenti per aiutarli a scegliere il miglior percorso didattico, ma cosa vuol dire “miglior percorso”? A vedere quanto viene fatto attualmente, tralasciando l’assurda competizione tra scuole per accaparrassi alunni, sembrerebbe essere quel percorso che porta verso i settori che danno maggiori possibilità di assunzione, ma è proprio questo il miglior percorso didattico?

Ammettiamo che un dato settore lavorativo possa fornire cinquecento posti di lavoro e ammetiamo, cosa tutt’altro che vera e scontata, anche che tali posti di lavoro restino disponibili anche dopo i necessari anni di formazione, cosa succede se indirizziamo su quel percorso cinquemila studenti? Beh, cinquecento saranno sempre e comunque gli assunti. Ecco che spingere i ragazzi verso tale settore vuol si dire dare l’opportunità a cinquecento di loro di trovare lavoro, ma vuole anche dire dare ad altri quattromilacinquecento la certezza di non trovarlo o di faticare a trovarlo non avendo altre competenze da mettere in gioco. Da escludere anche che il gioco, la competizione alle assunzioni avvenga in modo equo: tra i cinquemila ragazzi ce ne saranno alcuni che avrebbero comunque scelto quel percorso e, quindi, motivati a quello specifico studio si sono impegnati a fondo e arrivano al lavoro preparati e competenti, indi facilmente selezionabili; ma ce ne saranno molti a cui quel percorso proprio non interessava per cui, poco o nulla motivati, non si sono preparati a dovere e non verranno mai presi in considerazione dai selezionatori di quel settore ma anche di altri. Alla fine questa metodologia ha creato più disoccupati che occupati!

Cosa succederebbe se, al contrario, i ragazzi venissero aiutati a comprendere e scegliere quel percorso che si adatta alle loro abilità naturali, ai loro interessi specifici (la società di oggi, iperprotettiva, nega ai ragazzi la possibilità di avere delle proprie opinioni, mentre è lapalissiano che in un contesto di crescita assai diverso le opinioni sarebbero manifeste), alla loro velocità di apprendimento (che è per natura diversa da persona a persona e la scuola dovrebbe rispettare tale ritmo invece di imporne uno proprio), alla loro intelligenza (ormai e riconosciuto che esistono diverse intelligenze) e via dicendo? Forse qualche ragazzo finirebbe in percorsi didattici con bassa offerta lavorativa, ma essendo pochi (in quanto distribuiti su più settori) la stessa sarebbe sufficiente ad assorbirli tutti o quasi tutti. Di contro altri ragazzi finirebbero in percorsi didattici con alta offerta lavorativa e sarebbero ancora tutti assunti, anzi magari resterebbero ancora posti liberi, posti occupabili da ragazzi che hanno fatto un percorso didattico diverso, essendosi essi impegnati a fondo nello studio acquisendo pur sempre quelle capacità di comprensione, applicazione e impegno che, prima di tutte le altre, prima delle conoscenze tecniche, risultano essere le doti indispensabili per superare una selezione lavorativa. Alla fine, più impegno scolastico per tutti, più facilità di formazione per tutti, migliore competizione nelle selezioni lavorative, più opportunità, copertura corretta di tutte le offerte di lavoro, più occupazione e meno disoccupazione.

Come dice un vecchio proverbio “le apparenze ingannano”, se la smettessimo di badare più all’apparire che all’essere, se la smettessimo d’essere iperprotettivi, se la smettessimo di ragionare sempre e solo in funzione del breve termine, se la smettessimo con l’opportunismo, se la smettessimo con la fretta e tornassimo a vivere secondo natura e secondo i suoi ritmi di sicuro miglioreremmo di molto la qualità della nostra società e della nostra vita.

Il buon organizzatore


Il buon organizzatore non è colui che s’inventa lunghe e complesse procedure burocratiche, sa bene che oggi un’azienda che non è in grado di rispondere in tempo reale alle esigenze sue e del mercato è inevitabilmente destinata a soccombere.

Il buon organizzatore è colui che minimizza al minimo i passaggi burocratici e rende i processi, tutti i processi, molto semplici e molto rapidi, pressoché eseguibili in tempo reale rispetto alle esigenze che li attivano.

Il buon organizzatore non è colui che, in fase di organizzazione di un progetto o di un lavoro, tenta di azzerare i problemi, sa bene che questo non solo è impossibile ma fa anche sprecare inutilmente tante energie e tante risorse.

Il buon organizzatore è colui che ha previsto ogni possibile problema che possa sorgere durante la fase esecutiva e, fatta prevenzione rispetto a quelli più probabili e gravi, è poi in grado di risolverli in tempi rapidi e con decisione.

SAPERE (9) _ GIOVANNI ZAMBIASI


E’ l’obbligo scolastico la giusta strada per la vera formazione? Basta obbligare per formare? Cinquant’anni fa i fatti sembravano a favore di un si, oggi, però, la cose sembrano assai diverse, perchè? E’ il sistema che non regge più? E’ l’obbligo ad essere sbagliato? Qual è la vera formazione? Come si ottiene formazione? Queste ed altre le domande che sarebbe opportuno fare e farsi, perchè le cose non possono continuare così come stanno andando.

Circolo Scrittori Instabili

Osservava il bambino da giorni e, piano piano, cominciava a capire. Erano molti anni che si occupava di problemi connessi all’età evolutiva, ma mai aveva visto qualcosa di simile.
Il ragazzino era concentratissimo, stava disegnando quello che vedeva. Il panorama sul lago sotto di loro rifletteva di luce blu le montagne sull’altra sponda, creando un effetto spettacolare, in contrasto con il verde dei prati che scendevano fino alla riva.
Nei giorni precedenti aveva osservato Andrea senza capire il perché della sua ostinazione a non voler apprendere come tutti i suoi coetanei, il suo rifiuto della scuola e dell’insegnante.
Eppure la maestra, giovane e simpatica, era anche gentile e preparata, come in pochi altri casi aveva trovato. Ma Andrea non ne voleva sapere di stare in quella classe dove si parlava di storia e matematica, italiano e geografia.
A lui piaceva osservare il mondo e imparare dalla realtà che lo circondava…

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Vita a Lou Don

La vita quotidiana di una borgata alpina dal punto di vista dei suoi unici abitanti

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