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Time Management


Il piccolo stambecco s’inerpica sicuro sull’erta parete rocciosa, attorno a lui il branco degli stambecchi adulti che l’osservano con noncuranza pensando più al proprio pascolo che alla sicurezza del piccolo, d’altra parte l’arrampicamento è per lo stambecchino capacità innata: tutto in lui è strutturato per permettergli di restare aggrappato alla roccia senza timore alcuno.

Seduto sul masso granitico posto al centro d’una verde piana montana, circondato dai rossi fiori di rododendro, osservo la scena e mi trovo a pensare ai problemi quotidiani che sconvolgono la nostra vita di esseri ormai lontani dalla natura, dal ritmo della natura, quel ritmo che, al contrario, scandisce il tempo di tutti gli altri esseri viventi. Ce ne siamo allontanati e ci siamo resi schiavi di un artificioso ritmo, un ritmo assurdamente sempre più frenetico che ci lascia sempre meno tempo per pensare, per dedicarci a noi stessi, persino per organizzare le nostre giornate e le nostre attività

Che bello essere qua, solo in mezzo al monte, a guardare la natura e viverla nel suo rispetto e al suo ritmo, che peccato dover riprendere il cammino della valle tornare alla frenesia, alla disturbante necessità di trovare gli spazi ove infilare tutto quello che devo fare. Qualcosa, però, in me allevia questo torturante pensiero.

Ho sempre avuto una predisposizione all’organizzazione e così raramente mi sono trovato in difficoltà nel gestire i mie impegni, raramente, però, non vuol dire mai e infatti In certe occasioni ho dovuto far ricorso a tutte le mie energie per supportare il carico, rischiando comunque di dimenticare qualcosa. Un bel giorno, cercando soluzione ad altra questione, sono casualmente incappato in un corso particolare, subito ha colpito la mia attenzione, mi ci sono iscritto e ho così appreso l’utilizzo d’uno strumento semplice e allo stesso tempo potente, uno strumento che, fra le sue infinite applicazioni, contempla anche quella della gestione del tempo.

Dapprima, onde affinarne la conoscenza, ho utilizzato tale strumento solo a livello personale individuandone pregi e difetti, quindi ho cercato le soluzioni alle sue criticità trovando strumenti integrativi (invero strumenti alternativi messi in sinergia con il primo da me stesso), infine ne ho fatto una base fondamentale della mia organizzazione. A quel punto, vista la mia professione é stato naturale decidere di aiutare gli altri a risolvere i loro problemi di gestione del tempo insegnando loro questa metodologia.

Anche tu ogni tanto o più frequentemente o addirittura spesso ti trovi a rincorrere senza respiro le cose da fare? Anche tu ogni tanto, spesso o frequentemente sei costretto a dire “non ho tempo” o “sono troppo impegnato”? Anche tu vuoi trovare un modo per poter rientrare a valle con ilk cuore leggero dopo una magnifica giornata di relax e tranquillità? Ecco alcuni fondamentali consigli.

Il tempo

il tempo non lo si può gestire, scorre indipendentemente da noi. quello che possiamo e dobbiamo fare è gestire le nostre attività.

La conoscenza

Per poter incastrare le nostre attività nei giusti tempi dobbiamo conoscerle tutte.

L’inganno

Per conoscerle tutte non possiamo affidarci alla memoria, essa viene ingannata dai nostri interessi e dalle nostre preoccupazioni.

Lo strumento

L’unico strumento efficace ed efficiente è… la mappa a getto.

Ancora l’inganno

Definite le attività queste vanno suddivise in gruppi di priorità e… sembra facile, ma anche qui l’inganno ci attende al varco, ci fa ritenere prioritarie cose invero irrilevanti e inutili cose invero importanti, ci fa perdere tempo, ci mantiene bloccati. Come superarlo?

Le domande

Come superare l’inganno della mente nella definizione delle priorità? Semplice: facendosi alcune specifiche domande.

Quali domande?

Informati sul mio corso di gestione del tempo, comprenderai anche gli aspetti successivi relativi al rispetto della programmazione attuata e alla gestione degli imprevisti, due questioni per nulla scontate, a loro volta ricche di trappole che potrebbero vanificare tutto il lavoro fatto.

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Creare presentazioni efficienti


Molte sono le presentazioni con diapositive (perché è di queste che vi voglio parlare) a cui ho assistito, in questi ultimi anni, poi, in conseguenza degli obblighi di formazione permanente, le occasioni si sono moltiplicate, l’ultima proprio due giorni addietro il momento in cui sto scrivendo questo articolo-lezione. Ogni volta spero di assistere a una presentazione fatta con tutti i crismi, illusione!

Quello che capita molto spesso è vedere una progressiva disattenzione da parte dei presenti, vero che con l’obbligo formativo molti si trovano a dover partecipare ad aggiornamenti su contenuti che non interessano, ma vero anche che molte sono le presentazioni poco coinvolgenti, talvolta per colpa del relatore, ma più spesso a causa di errori nella creazione stessa della presentazione.

In molte occasioni si tratta di più o meno numerosi piccoli errori che presi da soli probabilmente passerebbero inosservati, ma sommandosi insieme portano alla distrazione e al disinteresse del pubblico. In alcuni casi gli errori commessi sono magari pochi, per non dire uno solo, ma talmente gravi da distruggere anche il pubblico più predisposto e interessato.

Come creare una presentazione che, coinvolgendo i presenti, ne mantenga viva l’attenzione? Come creare una presentazione che lasci ai presenti molto più che qualche stentata informazione? Come, in sostanza, creare una presentazione che sia efficace ma ancor di più efficiente? (In questo mio altro articolo “Efficacia ed efficienza” potete capire perché, a differenza di quanto viene usualmente fatto, preferisco parlare di efficienza piuttosto che di efficacia.)

Vi dico subito che è tutt’altro che difficile, può talvolta richiedere un impegno maggiore in risorse temporali e mentali, ma alla fine, se acquisiamo i necessari strumenti conoscitivi e materiali , non è per niente più difficile, anzi, potrebbe addirittura risultare più facile del creare una brutta e inefficace presentazione.

Di seguito alcune brevi indicazioni, se vuoi saperne di più, ovunque tu risieda, usa il modulo di richiesta inbtervento per ottenere informazioni sul mio corso “Presentazioni efficienti”, viene erogato anche (e preferibilmente) in remoto, con diverse modalità per cui potremo trovare quella a te più congeniale.

Partenza essenziale

Svincolarsi dall’idea che sia il relatore a fare la differenza, che basti una buona parlantina per coinvolgere il pubblico; è decisamente più facile che sia una presentazione ben fatta a compensare eventuali difficoltà di espressione del relatore. Una volta che ci siamo convinti di questo la strada magari non è proprio in discesa ma di certo si fa molto meno insidiosa.

Definire il contesto

Capita, ed è la prassi quando le presentazioni vengono fatte per finalità didattiche, di utilizzare la stessa presentazione per diverse occasioni, orbene, tenete ben presente che una presentazione va conformata alla situazione specifica (tipologia di pubblico, ambiente di proiezione, tempo disponibile, obiettivo di massima) e questo non va fatto in sede di proiezione, va fatto a priori: la cosa più antipatica e disturbante è dover seguire un relatore che continuamente salta velocemente avanti e indietro tra le diapositive.

Generare diapositive leggere

La diapositiva deve fare da traccia (a voi e al pubblico) lasciando al relatore il compito di illustrare l’argomento; inutili, anzi deleterie, le diapositive discorsive.

Usare le immagini

Dagli studi sul cervello risulta che questo lavora per immagini e non per parole, per tale motivo le prime vengono memorizzate ed evocate molto più facilmente delle seconde. Per altro con una sola immagine possiamo trasmettere molti più messaggi che con una parola o una frase o anche molte frasi.

Orientare il pubblico

In ogni momento chi ci segue deve sapere esattamente dove ci troviamo nel contesto della presentazione e questo vale dalla prima all’ultima diapositiva.

Contenere gli effetti

Transizioni e movimentazioni possono essere intriganti ma se si eccede provocano solo confusione o addirittura disturbo visivo, fate attenzione.

Non perdere tempo, ottimizzalo!


La formazione è ormai un obbligo e una costante pressoché per tutti, perchè sprecare il proprio tempo per spostarsi da casa o dal lavoro all’aula didattica? Perchè intasare le strade? Perchè consumare preziose risorse energetiche? La formazione a distanza permette di ottimizzare la formazione risparmiando tempo, denaro, inquinamento, stress, salute, traffico, energie, risorse. Approfittane!

 

 

Stimolare la #creatività


IMG_0003Muri bianchi quasi completamente occupati da mensole in legno, libri, tanti libri, libri d’orni genere, quelli d’informatica, quelli di scienze, quelli di montagna, altri di grafica, altri ancora di subacquea, poi quelli vecchi dell’ITIS, i trofei delle giovanili gare di sci, la stampante 3D in costruzione, piccoli oggetti vari sparsi un poco ovunque a riempire gli spazi vuoti. Al di sotto, appese ai muri, alcune fotografie rievocano momenti di vita.

Nel mezzo della stanza due tavoli formano un’isola, su di essi un computer e due stampanti, qui, seduto su di una grande e comoda poltroncina nera, gli occhi fissi allo schermo, le mani staticamente e delicatamente appoggiate alla tastiera, sto lavorando ad uno dei miei articoli. Da diversi giorni metodicamente dopo la colazione mi sforza di trovare il verso giusto della storia, scrivo qualcosa, ci penso, lo rileggo, penso ancora e… insoddisfatto cancello per poi restare attonito a guardare il foglio inesorabilmente bianco nell’attesa d’una ispirazione che sembra volersi fare gioco di me: prima debole s’insinua nella mia mente, poi, mentre la digito, velocemente svanisce e al suo posto rimane il nulla, un vuoto rumoroso e colorato ma di sorditi suoni e fosche tinte, suoni e tinte, sensazioni evanescenti che scorrono più veloci della luce.

IMG_0951Ah, la luce, dov’è quella luce che serve allo scrittore, dove sono le immagini, i suoni, gli stimoli sensoriali necessari alla produzione? Spariti? Introvabili? Cupamente nascosti nell’oscurità degli angoli più bui della mia stanza, e del mio cervello, della mia mente.

Passano i giorni e la scena si ripete sempre uguale: io, la mia stanza, il mio computer, i bianchi muri, le mensole, l libri, i piccoli oggetti, l’ispirazione sfuggente, il foglio inesorabilmente vuoto. Oggi piove, dalla finestra vedo le nere nuvole che si rincorrono nel cielo, a tratti gli scrosci d’acqua riempiono il silenzio, all’improvviso un fulmine percorre il limitato paesaggio. Un tuono mi scosta dai miei nulli pensieri, rimbomba nella testa insieme al fremito dei vetri dallo stesso provocato, un’esplosione mentale rimbalza da un orecchio all’altro e violentemente risale nell’ammasso materiale che nel mezzo risiede, una scossa emotiva mi percorre dalla testa ai piedi. Che sto facendo? Perché sono così bloccato? Soprattutto, perché ancora ho ignorato quella tecnica che conosco e che permette di recuperare le informazioni, non può forse utilizzarsi anche per recuperare le idee?

O fulmine geniale, o musa del tuono, pensato e fatto, provato e risolto, le idee raccolte nel giro di pochi minuti, le parole che ora scorrono veloci e dalla mente si trasferiscono senza sosta sullo schermo fissandosi permanentemente nella base dati invisibile del documento elettronico. Articolo finito, con soddisfazione immediatamente pubblicato. Ispirazione notevole un tuono ha scritto nella mia mente. Nei mesi a seguire con notevole soddisfazione la sperimento più volte cambiando anche il contesto, la faccio provare, ne valuto potenzialità e confini ed ora… ora eccomi qua pronto a condividerla con altri, a trasmetterla, a insegnarla: “Creatività stimolata” un corso in apparenza per artisti ma invero utile, se non necessario, anche a tanti altri, oserei dire a tutti.

Orientamento naturale


2037È notte, le vie della città sono pressoché solitarie, un uomo è fermo all’angolo d’una piazza e si guarda attorno a ripetizione, il viso teso e gli occhi sbarrati denotano una forte tensione. Guarda a destra, avanza di qualche passo, si ferma. Secondi di pausa, la testa nervosamente si volge prima da un lato poi dall’altro, si alza e si abbassa, lo sguardo costantemente verso l’alto nel tentativo d’evocare immagini pregresse. Si gira, ritorna sui suoi passi, prende una strada dalla parte opposta, avanza leggermente e nuovamente si ferma. La scena si ripete, la testa che gira, lo sguardo fissatamene alto, movimenti nervosi, sospiri. La tensione cresce, l’espressione sta pian piano commutando verso la paura. Si siede a terra, stanco e sfiduciato, si siede con la testa tra le mani, decide d’attendere il passaggio di qualcun’altro: s’è perso, ricorda d’essere già passato da questa piazza eppure nessuna delle strade che da essa divergono gli danno la giusta sensazione, gli indicano la strada corretta. Disperato attende, sperando l’arrivo di qualcuno.

Passano i minuti, l’uomo sempre più depresso è ancora seduto a terra, ogni tanto alza la testa e si guarda attorno per vedere se c’è qualcuno, ma niente: nessuno passa da quella piazza! Altri interminabili minuti, un rumore di passi, l’uomo alza la testa, sul muro della casa di fronte un’ombra si rende sempre più evidente. I passi diventano più distinti, l’ombra più grande e nitida, l’uomo si alza e si incammina ad intercettare la persona in arrivo. S’incontrano, l’uomo ferma quella persona, parlano, gli occhi dell’uomo s’illuminano, la tensione s’attenua, insieme s’incamminano per una strada laterale e svaniscono nel buio della notte.

Un chilometro di distanza dalla piazza, una fila di case, nel mezzo l’insegna di un piccolo albergo, la strada sbarrata da un lato sull’altro s’allunga verso le luci della città. Due ombre lontane si fanno man mano più vicine, l’uomo e il cordiale passante arrivano davanti all’albergo, si stringono la mano, l’uomo abbraccia a lungo il provvidenziale passante, questi gli sorride e gli pone in mano un bigliettino da visita, l’uomo la guarda, lo legge, un cenno affermativo fatto con la testa, si sorridono, ultimi saluti, l’uomo entra in albergo mentre l’altro riprende la strada della città.

La nebbia ricopre il desolato e selvaggio pianoro alpino, silenzio profondo, nessuna traccia di sentiero, solo erba e rocce si dividono l’areale, non ci sono pareti o pendii che possano dare una minima idea di direzione. Un’ombra si forma al limitare dello spazio visibile, avanza decisa e senza nessunissima esitazione si muove nell’erba zigzagando tra le rocce. L’ombra diviene più nitida, i lineamenti si fanno riconoscibili, è lui, è quell’uomo che pochi mesi prima disperato s’era accasciato a terra nella piazza cittadina. Sul berretto campeggia una scritta, il marchio d’una scuola, il nome d’un corso: PEARL, Orientamento Naturale, Istruttore.

È comune ritenere e affermare che ci siano qualità assunte con la nascita e in seguito impossibili da costruire. Certamente è vero che ci sono predisposizioni innate, d’altra parte è anche vero che tutte le qualità e le capacità si possono acquisire anche in seguito: se un fuoriclasse è arrivato ad esserlo in modo spontaneo e senza fatica proprio perché aveva in sé delle doti innate, chiunque può diventare un campione, deve solo volerlo e applicarsi a fondo.

Uno dei luoghi comuni più forti è quello che riguarda la capacità di orientamento a torto dai più ritenuta dote innata e non acquisibile. Al contrario, tutti, ribadisco tutti, possono fare come l’uomo del racconto introduttivo ed imparare ad orientarsi in modo naturale, ovvero acquisire la capacità di orientarsi anche senza l’ausilio degli strumenti all’uopo creati: cartine topografiche e bussola. È facile farlo e servono poche cose: crederci e provarci. Provaci anche tu, partecipa al corso di orientamento naturale, apprenderai tecniche e affinerai capacità che potranno tornarti utili in tanti altri contesti, ne uscirai rinforzato in te stesso.

Non è un classico corso di orientamento e topografia, non si useranno cartine topografiche e bussole, non sarà nemmeno necessario portarsi sui monti, andare in luoghi reconditi e misteriosi. D’altro canto è un corso ottimamente sinergico coi classici corsi di orientamento e topografia. Provaci!

PEARL Galaxy – Corso di “Orientamento naturale”

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