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Chi si accontenta gode, ma la scuola?


 Chi vive a contatto con la scuola da almeno un paio di decenni si è ben reso conto di quanto la stessa abbia man mano abbassato inesorabilmente i propri obiettivi. Diversi e complessi i motivi, che, per giunta, si sono venuti a sovrapporre fra loro intersecandosi in vari modi e in varie misure. Mi limito a citare il giusto, ma erroneamente inteso, concetto del diritto e dovere allo studio, oppure la paura di farsi la fama di scuola difficile, o ancora il concetto “se non ci arrivano vuol dire che gli obiettivi sono troppo alti e allora dobbiamo abbassarli”.

Se è in parte ben vero che, talvolta, chi troppo vuole nulla stringe, se è in parte ben vero che, talvolta, chi si accontenta gode, non è altrettanto vero che questo valga sempre e, soprattutto, che questo porti a risultati ottimali.

Può la scuola accontentarsi di vedere gli allievi che entrano con uno e escono con due quando gli stessi per affrontare dignitosamente la vita e il lavoro avrebbero bisogno di 100?

Certo è bello rilevare anche solo una piccola crescita, è gratificante osservare anche solo una piccola maturazione, ma è sufficiente? La formazione s’è trovata una ricca serie di stupende regole, ma poi? Poi se ne è dimenticata o, per meglio dire, si limita a enunciarle, a usarle per farsi bella, per indorare articoli e newsletter, ma di fatto restano solo belle parole.

Come si può attuare la tanto reclamizzata personalizzazione formativa attuata sul singolo individuo quando in classe ci sono 20 o più alunni?

Come si possono responsabilizzare i ragazzi quando tutto ricade solo ed esclusivamente sotto il ferreo controllo, la continua vigilanza e la totale responsabilità della scuola e in primis del docente?

Come si possono rispettare i tempi di apprendimento del discente quando il percorso formativo è rigidamente vincolato a tempi predeterminati, quando tutta la struttura scolastica è rigida e poco elastica?

Come si possono fare tutte le cose sopra dette quando le lezioni devono rigidamente conformarsi a un programma predefinito e non solo in ragione di obiettivi, ma anche in misura di date e ore?

Bella e giusta l’idea del non avere italiani di serie A e di serie B, ma sulla riga di tale concetto e per come sta lavorando la scuola italiana siamo arrivati a formare solo italiani di serie Z.

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