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Sconforto


Passato un mese dall’inizio di questa faccenda provocata dal SARS-CoV-2 si sta purtroppo evidenziando che quanto prospettavo in precedenza (leggi) si è perso nell’intrigata selva dei condizionamenti didattico-sociali e, così, ben difficilmente troverà seguito: invece di approfittare della situazione per impostare un cambio di paradigma didattico (leggi), invece di affidarsi alla sagge e preparate menti dei veri e più innovativi esperti nella formazione a distanza, scuole e insegnanti si sono, per quello che ho avuto modo di appurare in via diretta e indiretta (in sostanza non tutto ma molto), buttati a capofitto sugli, spesso inadeguati, strumenti che, al più, permettono la semplice simulazione delle lezioni in presenza.

Va beh, me ne farò una ragione, sperando riescano a farsela anche i discenti e la società, ovvero coloro che, per primi e più di tutti, dal cambio di paradigma ne trarrebbero notevoli e permanenti benefici!

Il mio primo video PEARL


Finalmente sono pronto, ho trovato e sperimentato gli strumenti, mi manca ancora qualcosa ma era ora di partire, di superare l’agonia del foglio, ehm, canale video vuoto.

Come primo video, ovviamente, quello di presentazione, a seguire arriveranno i micromoduli didattici.

Buona visione!

Formazione a distanza uguale cambio di paradigma


Non è mia abitudine ricorrere alle qualifiche per dare peso alle cose che vado dicendo, ma in questo caso devo necessariamente fare un’eccezione: partiamo da qui, dal mio Master in Specialista e-Learning.

In questi infausti giorni tutti stanno necessariamente scoprendo l’utilità del lavoro da remoto, comprese le scuole di ogni ordine e grado. Purtroppo i risultati saranno ancora limitati e/o parziali, di certo provvisori, e questo perché non ovunque si stanno superando le idiosincrasie verso tale modalità di lavoro, non tutti stanno andando oltre la loro diffidenza, non tutti (in primis le istituzioni governative nazionali e regionali) ancora comprendono cosa voglia veramente dire lavorare a distanza e, nello specifico di questo articolo, fare formazione a distanza.

Formazione a distanza (o FAD) è invero un termine che raggruppa diverse forme operative (videoconferenza, video in differita, invio di documentazione cartacea e via dicendo) tenendole più o meno isolate fra loro. La modalità che, al contrario, le prevede tutte e aggiunge alla loro semplice somministrazione altri aspetti (incontri con esperti, tutoraggio, portfolio, progetti di lavoro, eccetera) che vanno ao completare e perfezionare la didattica e, di riflesso, la formazione.

Che si voglia parlare di FAD o, più efficientemente, di e-Learning quello che raramente viene preso in considerazione, e talvolta nemmeno da cosiddetti esperti, è che in ogni caso non si tratta di trasferire l’aula dalla sua sede fisica a quella più ampia e meno definita della rete (e non uso il termine di aula virtuale, perché invero di virtuale c’è ben poco: le persone sono reali, l’hardware è reale, i programmi sono sempre quelli), in ogni caso c’è l’indissolubile necessità di cambiare completamente il paradigma formativo.

Il nuovo paradigma formativo

Ruolo dell’insegnante

Come prima cosa c’è da comprendere e applicare quello che i più titolati pedagogisti da anni vanno dicendo: l’insegnante non è un travasote di conoscenze e abilità ma è un facilitatore, ovvero la figura che guida il discende nel percorso di autoformazione.

Obiettivo del docente

Per dirla con Perticari: “il docente è colui che impara, il discente è colui che insegna”, “solo colui che è disposto a imparare può aiutare ad imparare”.

Gestione della formazione

La formazione a distanza e l’e-Learning fondano tutta la loro efficienza su un preciso cambiamento metodologico: la classe capovolta. In assenza di un tale modo di operare i risultati saranno inevitabilmente scadenti o, comunque, non migliori di quelli ottenibili nella formazione in presenza (ed è da qui che nasce quello che si sente spesso affermare: “la FAD può solo essere un’aggiunta alla formazione in aula”).

Ormai tutti dovrebbero sapere cosa vuol dire classe capovolta, in ogni caso lo chiarisco: per classe capovolta s’intende quella modalità didattica dove lo studio viene fatto a casa in autonomia sulla base del materiale preparato dal docente, in seguito in aula (che nel caso dell’e-Learning vuol dire tutoraggio via Internet più progetti di lavoro individuali e in gruppi) viene attuato l’approfondimento, preferibilmente mediante un lavoro ancora autonomo dei discenti in questo stimolati, seguiti e aiutati dal docente.

Computo tempistico

Qui casca l’asino, qui ci imbattiamo nel principale muro che sta limitando la diffusione e la comprensione dell aformazione a distanza: pretendere il controllo orario così come avviene nell’aula fisica.

No, signori, no, nella formazione a distanza questo si potrebbe anche fare ma, intanto le strutture di rete (linee e server) collasserebbero per la contemporanea presenza di classi, ma non va fatto: nella formazione a distanza non si deve lavorare su base tempo, ma su base obiettivo, dove l’obiettivo è l’acquisizione di una data competenza (conoscenza e abilità). In fase di progettazione del corso si stabilisce quanto tempo di esercitazione sia necessario per poter raggiungere la data competenza, un quarto sarà basato su seminari in tempo reale, tre quarti su lavoro autonomo.

Verifica delle competenze

Qui le cose sono più flessibili si possono adottare con la stessa efficianza diverse modalità:

  • esami in presenza
  • test da remoto
  • progetti di lavoro (soluzione che personalmente reputo la migliore)

Ricapitolando

FAD uguale:

  1. docente come facilitatore
  2. docente che impara e discente che insegna
  3. classe capovolta
  4. lavoro a progetto
  5. computo potenziale dei tempi di apprendimento (ovvero fiducia nel discente, che se responsabilizzato sicuramente risponde positivamente)
  6. Verifica non necessariamente basata sui test e non necessariamente in presenza (ancora si ritorna al discorso dare fiducia!)

Superare la sfiducia verso il lavoro da remoto


Nell’articolo di ieri “Coronavirus, spero s’impari qualcosa” ho citato, tra le motivazioni che da anni stanno tenendo bloccata la diffusione del lavoro da remoto, la sfiducia, una sfiducia che si manifesta soprattutto verso la possibilità di controllare che il personale faccia effettivamente le ore previste.

Sinceramente, se è proprio questo il livello di considerazione che titolari e dirigenti hanno verso il proprio personale c’è da restarne umanamente alquanto delusi. Ma sorvoliamo questa questione e passiamo al lato pratico, alla soluzione, perchè una soluzione esiste ed è una metodica da molti anni già utilizzata altrove, ad esempio in moltissime, per non dire tutte, le aziende statunitensi: lavorare a progetto anziché a tempo!

Cosa vuol dire lavorare a progetto?

Semplice: invece di lavorare dalle alle e durante questo periodo fare la maggior mole possibile di lavoro (e più ne fai, più te ne viene dato), ogni specifico lavoro viene inglobato in un progetto, si definisce (ovviamente con sincerità) quanto tempo ci vuole per portarlo a termine, lo si assegna alle persone e chi viene incaricato di svolgerlo deve consegnarlo entro quel termine, nulla interessa la gestione temporale con cui quel lavoro verrà materialmente svolto.

Certo tale metodologia richiede un preliminare lavoro di programmazione, una rimessa in campo delle funzioni di tempi e metodi parzialmente sommerse dalla frenesia degli ultimi due decenni, certo necessita di quell’organizzazione mentale e fisica che, almeno per quello che ho avuto modo di vedere e sentire, è stata abbandonata a favore dell’improvvisazione, e spesso non per vere esigenze ma per motivi di comodo: la classica situazione che ho vissuto più volte del lavoro tenuto per mesi a decantare nel cassetto e poi, quando diventato impellente, salta fuori per essere commissionato al verbo del “va fatto per ieri, anzi l’altro ieri”.

Si certo, lavorare per progetto richiede tutto questo, ma in compenso risolve tanti problemi e, una volta che ci avrete fatto l’abitudine, vi chiederete “ma perché non ci ho pensato prima?”

Evidente a questo punto che il controllo sulla presenza del personale diviene assolutamente un “non problema”, si possono eliminare tutti i costosi e più o meno complessi sistemi di timbratura e relativa rielaborazione dell’ufficio paghe e….

si può facilmente spostare il lavoro dall’ufficio al domicilio.

Forza, avanti, volere è potere e mai come in questo caso il volere è molto semplice, poco costoso, anzi addirittura risparmioso. Può apparire una difficile scalata ma va affrontata nel bene di tutti, il proprio e quello degli altri, il bene aziendale e quello sociale: la montagna è alta, la parete è verticale ma già disponiamo di tutte le abilità e di tutti i mezzi necessari a raggiungerne la vetta!

P.S.

Tutto il discorso è perfettamente applicabile anche al contesto scolastico, quantomeno a quello delle scuole superiori e delle università.

#PearlGalaxy una gravidanza difficile ma…


cropped-banner_it_en_900.jpgProgettato e predisposto in pochissimi giorni il progetto PEARL ha poi subito una grossa frenata a causa di impedimenti giuridico-tributari. A lungo ho valutato la questione per capire se era risolvibile, a fronte della risposta negativa il processo di sviluppo si era bloccato pur restando sempre ben presente nella mia mente e nelle mie intenzioni.

Ora posso anticipare che la lunga gravidanza volge al termine, certo la prevista piattaforma e-learning è tutt’altro che pronta, possiamo comunque partire con i servizi FAD e a domicilio, i primi dei quali verranno pubblicati e pubblicizzati a gennaio 2016.

La Galassia PEARL sarà anche protagonista di un nuovo coinvolgente entusiasmante incredibile progetto elaborato con un amico, per ora non posso dire altro ma seguendomi, anzi, seguendoci scoprirete pian piano di cosa si tratta.

Didattica e nuove tecnologie


Gennaio 2005, il Master per specialisti di e-Leaning volge al termine, resta la prova finale, chiamiamolo esame: un Project Work di gruppo. Assieme alle persone con cui mi trovo a lavorare decidiamo il tema del lavoro: Didattica e nuove tecnologie. Alla fine il risultato viene premiato con un “ottimo lavoro” che ci garantisce il superamento del Master e l’acquisizione della relativa attestazione.

Un paio di anni addietro ho rimesso assieme il lavoro per trasferirlo su web, eccolo…

“Didattica e nuove tecnologie
by Emanuele Cinelli, Giorgio Comi, Daniela Sciarri e Serenella Valori”
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