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Il mio primo video PEARL


Finalmente sono pronto, ho trovato e sperimentato gli strumenti, mi manca ancora qualcosa ma era ora di partire, di superare l’agonia del foglio, ehm, canale video vuoto.

Come primo video, ovviamente, quello di presentazione, a seguire arriveranno i micromoduli didattici.

Buona visione!

Formazione a distanza uguale cambio di paradigma


Non è mia abitudine ricorrere alle qualifiche per dare peso alle cose che vado dicendo, ma in questo caso devo necessariamente fare un’eccezione: partiamo da qui, dal mio Master in Specialista e-Learning.

In questi infausti giorni tutti stanno necessariamente scoprendo l’utilità del lavoro da remoto, comprese le scuole di ogni ordine e grado. Purtroppo i risultati saranno ancora limitati e/o parziali, di certo provvisori, e questo perché non ovunque si stanno superando le idiosincrasie verso tale modalità di lavoro, non tutti stanno andando oltre la loro diffidenza, non tutti (in primis le istituzioni governative nazionali e regionali) ancora comprendono cosa voglia veramente dire lavorare a distanza e, nello specifico di questo articolo, fare formazione a distanza.

Formazione a distanza (o FAD) è invero un termine che raggruppa diverse forme operative (videoconferenza, video in differita, invio di documentazione cartacea e via dicendo) tenendole più o meno isolate fra loro. La modalità che, al contrario, le prevede tutte e aggiunge alla loro semplice somministrazione altri aspetti (incontri con esperti, tutoraggio, portfolio, progetti di lavoro, eccetera) che vanno ao completare e perfezionare la didattica e, di riflesso, la formazione.

Che si voglia parlare di FAD o, più efficientemente, di e-Learning quello che raramente viene preso in considerazione, e talvolta nemmeno da cosiddetti esperti, è che in ogni caso non si tratta di trasferire l’aula dalla sua sede fisica a quella più ampia e meno definita della rete (e non uso il termine di aula virtuale, perché invero di virtuale c’è ben poco: le persone sono reali, l’hardware è reale, i programmi sono sempre quelli), in ogni caso c’è l’indissolubile necessità di cambiare completamente il paradigma formativo.

Il nuovo paradigma formativo

Ruolo dell’insegnante

Come prima cosa c’è da comprendere e applicare quello che i più titolati pedagogisti da anni vanno dicendo: l’insegnante non è un travasote di conoscenze e abilità ma è un facilitatore, ovvero la figura che guida il discende nel percorso di autoformazione.

Obiettivo del docente

Per dirla con Perticari: “il docente è colui che impara, il discente è colui che insegna”, “solo colui che è disposto a imparare può aiutare ad imparare”.

Gestione della formazione

La formazione a distanza e l’e-Learning fondano tutta la loro efficienza su un preciso cambiamento metodologico: la classe capovolta. In assenza di un tale modo di operare i risultati saranno inevitabilmente scadenti o, comunque, non migliori di quelli ottenibili nella formazione in presenza (ed è da qui che nasce quello che si sente spesso affermare: “la FAD può solo essere un’aggiunta alla formazione in aula”).

Ormai tutti dovrebbero sapere cosa vuol dire classe capovolta, in ogni caso lo chiarisco: per classe capovolta s’intende quella modalità didattica dove lo studio viene fatto a casa in autonomia sulla base del materiale preparato dal docente, in seguito in aula (che nel caso dell’e-Learning vuol dire tutoraggio via Internet più progetti di lavoro individuali e in gruppi) viene attuato l’approfondimento, preferibilmente mediante un lavoro ancora autonomo dei discenti in questo stimolati, seguiti e aiutati dal docente.

Computo tempistico

Qui casca l’asino, qui ci imbattiamo nel principale muro che sta limitando la diffusione e la comprensione dell aformazione a distanza: pretendere il controllo orario così come avviene nell’aula fisica.

No, signori, no, nella formazione a distanza questo si potrebbe anche fare ma, intanto le strutture di rete (linee e server) collasserebbero per la contemporanea presenza di classi, ma non va fatto: nella formazione a distanza non si deve lavorare su base tempo, ma su base obiettivo, dove l’obiettivo è l’acquisizione di una data competenza (conoscenza e abilità). In fase di progettazione del corso si stabilisce quanto tempo di esercitazione sia necessario per poter raggiungere la data competenza, un quarto sarà basato su seminari in tempo reale, tre quarti su lavoro autonomo.

Verifica delle competenze

Qui le cose sono più flessibili si possono adottare con la stessa efficianza diverse modalità:

  • esami in presenza
  • test da remoto
  • progetti di lavoro (soluzione che personalmente reputo la migliore)

Ricapitolando

FAD uguale:

  1. docente come facilitatore
  2. docente che impara e discente che insegna
  3. classe capovolta
  4. lavoro a progetto
  5. computo potenziale dei tempi di apprendimento (ovvero fiducia nel discente, che se responsabilizzato sicuramente risponde positivamente)
  6. Verifica non necessariamente basata sui test e non necessariamente in presenza (ancora si ritorna al discorso dare fiducia!)

Professione formatore e la mia inclusiva proposta


Sono un formatore a tutto tondo, ho iniziato tanti anni fa come istruttore di arrampicata su roccia, poi man mano mi allargai ad insegnare l’arrampicata su ghiaccio e le basi generali escursionistico-alpinistiche. Tale percorso venne supportato dalla parallela acquisizione dei titoli di Istruttore, prima Regionale e poi Nazionale, i quali mi hanno portato a dirigere corsi e scuole di alpinismo del Club Alpino Italiano, nonché, nello stesso contesto, a collaborare con la Scuola di Alpinismo Regionale Lombarda e quella Nazionale Italiana.

Tentai anche di diventare Maestro di Sci e Guida Alpina, che è un vero e proprio professionista della montagna (l’istruttore del Club Alpino Italiano è un volontario che può operare solo all’interno dei corsi del CAI), purtroppo senza riuscirci, un po’ per infortuni non gravi ma comunque influenti, un po’ per casualità (l’anno che ho deciso di fare le selezioni di guida alpina invero avrei fatto meglio a fare ancora quelle di maestro di sci che si erano tenute vicino a casa, nel luogo e sulle piste dove per tre anni mi ero preparato e tutti i miei compagni di preparazione le avevano superate) e necessità di riprendere a lavorare (la preparazione alle selezioni di questi corsi è questione che necessariamente ti deve impegnare a tempo pieno).

Insomma, il mio scopo di vita era evidente e tutti me lo dicevano ormai da anni, solo io mi ostinavo a perseguire un obiettivo diverso finché intervenne il caso: i clienti iniziarono a chiedermi corsi anziché disegni. Prima uno, poi due, poi tre, poi arrivò un centro di formazione per adulti e infine anche una scuola. Come ignorare i segnali, presi la palla al balzo e progressivamente i miei servizi si incentrarono sempre più sulla formazione fino a farne l’unica mia occupazione. Da quel momento la mia vita è diventata la formazione, sportiva nel tempo libero, tecnica nel lavoro.

Questa particolare integrazione di cose si è inevitabilmente riflessa nel mio modo di fare formazione, un modo che, insieme agli aspetti meramente tecnici, tiene in debita considerazione anche quelli umani: psicologia, filosofia, comunicazione, benessere mentale e fisico, ecologia della formazione ed ecologia in senso stretto, questioni economiche e questioni ambientali. Tutti argomenti, invero, che fin da giovane mi avevano sempre interessato e sui quali avevo letto e studiato parecchio.

Quando, verso la fine del ventesimo secolo, finalmente mi decisi a seguire un mio sentimento fino ad allora represso, l’incredulità verso l’ostilità sociale al nudo, e intraprendere la strada del nudismo, è stato spontaneo e ovvio non tenerlo nascosto. Di conseguenza creai il blog Mondo Nudo, con la missione di trattare di nudismo ma anche di questioni sociali in genere, tra le quali, per l’appunto, il rapporto con il proprio corpo e il superamento dei timori sul nudo e delle opposizioni alla nudità sociale. Nel giro di pochi anni identificai una formula che, della nudità, ne potesse fare un valore aggiunto anche nella mia attività di formatore, sia per quella attuata nel tempo libero, sia per quella attuata nel tempo del lavoro.

Ne nacque il progetto “Zona di Contatto” nella cui definizione, sulla base di quanto qualcuno nel frattempo aveva fatto o andava facendo in Inghilterra e altre nazioni (positivi esperimenti sociologici di nudo generalizzato in azienda e apertura di uffici dove la nudità era lo stato di base), si formò e stabilì il desiderio d’impegnarmi attivamente in questa direzione: ne scaturì il servizio di consulenza al nudo.

Ad oggi, invero, non ho ancora ricevuto richieste in tal senso, però il servizio rimane e si rafforza: per dargli un punto di partenza più preciso, per suggerire un percorso abbordabile, per generare un palese invito a imboccare tale cammino, vado ora a pubblicizzarlo in modo più palese e ho inserito nell’apposita sezione della pagina eventi di questo blog la locandina e il collegamento a VivAlpe. Evoluzione di quello che era l’altro progetto ormai ben avviato ma il cui nome andava ormai superato (Orgogliosamente Nudi), VivAlpe non è un qualcosa di trasgressivo, non è un qualcosa di diverso dalle altre attività, VivAlpe è solo ed esclusivamente un programma condiviso di escursioni in montagna, escursioni uguali a tutte le altre, ma con un valore aggiunto, un qualcosa in più del camminare, un qualcosa in più della tanto acclamata e ricercata integrazione con l’ambiente: l’inclusione.

VivAlpe, pertanto, non è escursioni naturiste, VivAlpe non è escursioni nudiste, VivAlpe non è nemmeno escursioni nude o in nudità, VivAlpe non è qualcosa in antitesi con l’escursionismo classico, VivAlpe non si pone in alternativa ad altro, VivAlpe è VivAlpe e basta, caso mai VivAlpe è solo ed esclusivamente inclusione ambientale.


Contrariamente a quanto è oggi fastidiosissima consuetudine, non vi costringo a passare attraverso più pagine e più collegamenti ma, in ragione di una mia personalissima etica commerciale che mi vincola al rispetto totale del cliente, vi mando direttamente alla sorgente: cliccare sulla locandina sotto per accedere alla pagina eventi di Mondo Nudo.

Abbiamo la LIM!


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Bravi! Bello! Ottimo! Però…

Perché sobbarcarsi la spesa e le tante problematiche di installazione e manutenzione della LIM quando poi la si utilizza solo come videoproiettore?

#facciamoformazione

Educazione e libertà


L’una del pomeriggio di un caldo giorno di giugno, finito di mangiare mi rilasso sul divano guardando una trasmissione televisiva culturale, lo scrittore di turno esce con una frase (“non si educa privando delle libertà, ma concedendole”) che colpisce la mia attenzione, non solo perché è una frase saggia, ma anche perché viene a confermare una cosa che ho sempre pensato, che ho sempre propagandato e per la quale ogni giorno mi metto in gioco e manifesto.

Nei minuti a seguire rielaboro mentalmente il concetto e mi viene un mantra nuovo nella sua espressione, ma nella sostanza vecchio come poc’anzi espresso, e me ne innamoro subito…

“Non si educa alla libertà, bensì si educa con la libertà!”

EdI ovvero…


Va avanti a colpi questo mio impegnativo ma stimolante progetto, finalmente, però, posso svelare per intero l’arcano mistero di EdI, l’acronimo di…

Ecologia dell’Ingegno!

Uhm, ma che vuol dire ecologia dell’ingegno? Che cosa hanno a che fare l’ecologia e l’ingegno?

Tutti conoscono il significato di queste due parole e proprio per questo è probabile ci si chieda, così come hanno fatto molti di quelli che me ne hanno sentito parlare, come possono stare insieme. Orbene, la parola ecologia non identifica solo ed univocamente, come molti pensano, il rispetto per l’ambiente, ma si allarga a rappresentare altri concetti, per giunta già formulati ben prima di quello ambientale. Ecologia in psicologia identifica la razionalizzazione delle risorse, nella comunicazione definisce quel modo di comunicare volto a superare le conflittualità e creare armonia, per la PNL significa rispetto per il “sistema persona” e mantenimento dell’armonia tra le parti che lo compongono. L’ecologia è anche la scienza che studia la relazione tra gli esseri viventi e l’ambiente. Ecco i cardini logici che legano ecologia e ingegno, quell’ingegno che pensa alle cose anche in funzione delle loro relazioni con quanto le circonda, quell’ingegno che si esprime nel massimo rispetto del “sistema persona”, che nasce dall’armonia e si evolve nell’armonia.

EdI è molto più di un programma di corsi, EdI è un percorso di focalizzazione e di crescita attraverso il quale ottimizzare le proprie competenze per pervenire ad una consapevolezza razionale e, allo stesso tempo, istintiva delle proprie azioni e delle relative reazioni.

EdI è molto più di un servizio, EdI è una comunione d’intenti, è la condivisione di problematiche e delle loro soluzioni, è una comunità di miglioramento ecologico personale, aziendale e scolastico.

Se vuoi essere contatto per definire insieme il tuo percorso in Ecologia dell’Ingegno compila il modulo di richiesta intervento.

Apprendere e insegnare


Per apprendere non basta richiedere e/o sorbirsi un travaso di conoscenze, per apprendere è necessario mettersi in gioco: applicarsi, elaborare le nozioni trasferendole a vari contesti, farsi domande e cercarsi le risposte. Insomma per apprendere è necessario essere veicoli del proprio stesso apprendimento.

Per insegnare non basta fornire un travaso di conoscenze, per insegnare è necessario scendere dalla cattedra: far parlare più che parlare, lasciar sperimentare invece di condizionare, generare dubbi più che anticiparli, abituare all’autodeterminazione invece di sopprimerla, responsabilizzare piuttosto che costringere, lasciare spazio all’errore invece di farne spauracchio, trovare e provare percorsi differenziati più che procedere a spada tratta lungo un unico immutabile processo. Insomma per insegnare è necessario essere disposti ad imparare.

Creare presentazioni efficienti


Molte sono le presentazioni con diapositive (perché è di queste che vi voglio parlare) a cui ho assistito, in questi ultimi anni, poi, in conseguenza degli obblighi di formazione permanente, le occasioni si sono moltiplicate, l’ultima proprio due giorni addietro il momento in cui sto scrivendo questo articolo-lezione. Ogni volta spero di assistere a una presentazione fatta con tutti i crismi, illusione!

Quello che capita molto spesso è vedere una progressiva disattenzione da parte dei presenti, vero che con l’obbligo formativo molti si trovano a dover partecipare ad aggiornamenti su contenuti che non interessano, ma vero anche che molte sono le presentazioni poco coinvolgenti, talvolta per colpa del relatore, ma più spesso a causa di errori nella creazione stessa della presentazione.

In molte occasioni si tratta di più o meno numerosi piccoli errori che presi da soli probabilmente passerebbero inosservati, ma sommandosi insieme portano alla distrazione e al disinteresse del pubblico. In alcuni casi gli errori commessi sono magari pochi, per non dire uno solo, ma talmente gravi da distruggere anche il pubblico più predisposto e interessato.

Come creare una presentazione che, coinvolgendo i presenti, ne mantenga viva l’attenzione? Come creare una presentazione che lasci ai presenti molto più che qualche stentata informazione? Come, in sostanza, creare una presentazione che sia efficace ma ancor di più efficiente? (In questo mio altro articolo “Efficacia ed efficienza” potete capire perché, a differenza di quanto viene usualmente fatto, preferisco parlare di efficienza piuttosto che di efficacia.)

Vi dico subito che è tutt’altro che difficile, può talvolta richiedere un impegno maggiore in risorse temporali e mentali, ma alla fine, se acquisiamo i necessari strumenti conoscitivi e materiali , non è per niente più difficile, anzi, potrebbe addirittura risultare più facile del creare una brutta e inefficace presentazione.

Di seguito alcune brevi indicazioni, se vuoi saperne di più, ovunque tu risieda, usa il modulo di richiesta inbtervento per ottenere informazioni sul mio corso “Presentazioni efficienti”, viene erogato anche (e preferibilmente) in remoto, con diverse modalità per cui potremo trovare quella a te più congeniale.

Partenza essenziale

Svincolarsi dall’idea che sia il relatore a fare la differenza, che basti una buona parlantina per coinvolgere il pubblico; è decisamente più facile che sia una presentazione ben fatta a compensare eventuali difficoltà di espressione del relatore. Una volta che ci siamo convinti di questo la strada magari non è proprio in discesa ma di certo si fa molto meno insidiosa.

Definire il contesto

Capita, ed è la prassi quando le presentazioni vengono fatte per finalità didattiche, di utilizzare la stessa presentazione per diverse occasioni, orbene, tenete ben presente che una presentazione va conformata alla situazione specifica (tipologia di pubblico, ambiente di proiezione, tempo disponibile, obiettivo di massima) e questo non va fatto in sede di proiezione, va fatto a priori: la cosa più antipatica e disturbante è dover seguire un relatore che continuamente salta velocemente avanti e indietro tra le diapositive.

Generare diapositive leggere

La diapositiva deve fare da traccia (a voi e al pubblico) lasciando al relatore il compito di illustrare l’argomento; inutili, anzi deleterie, le diapositive discorsive.

Usare le immagini

Dagli studi sul cervello risulta che questo lavora per immagini e non per parole, per tale motivo le prime vengono memorizzate ed evocate molto più facilmente delle seconde. Per altro con una sola immagine possiamo trasmettere molti più messaggi che con una parola o una frase o anche molte frasi.

Orientare il pubblico

In ogni momento chi ci segue deve sapere esattamente dove ci troviamo nel contesto della presentazione e questo vale dalla prima all’ultima diapositiva.

Contenere gli effetti

Transizioni e movimentazioni possono essere intriganti ma se si eccede provocano solo confusione o addirittura disturbo visivo, fate attenzione.

Servizi adeguati per esigenze reali


Aborro e combatto ogni forma di vendita che induce bisogni inesistenti, acquisti inutili, abitudini pericolose, e ritengo che altrettanto dovrebbe fare ogni persona onesta, ogni istituzione realmente interessata alla difesa del consumatore dovrebbe agire in modo da ostacolarle, ogni nazione dovrebbe promulgare leggi che le mettano dove devono stare: nei reati contro la persona e il bene sociale.

Certamente questo è uno dei motivi per cui non ho fatto i soldi, ma, intanto sono a posto con la mia coscienza e poi è anche uno dei motivi per i quali coloro che hanno usufruito dei miei servizi, siano essi datori di lavoro che clienti, si hanno sempre espresso opinioni altamente positive sugli stessi e su di me e ancora a distanza di diversi anni mi ricordano con piacere.

Con Pearl, EdI e AsPer, pertanto, non vi faccio promesse mirabolanti, non vi garantisco cose che poi vi risulteranno inutili, vi offro servizi formativi adeguati alle vostre reali esigenze, servizi formativi studiati su misura per voi, servizi che vi aiuteranno a risolvere quello che veramente dovete risolvere, nei modi a voi più congeniali, con i tempi commisurati ai vostri requisiti.

PEARL


Raccogli le perle del sapere, formazione da remoto in ambito CAD (AutoCAD, AutoCAD Electrical, Inventor) e Mappe Mentali.

EdI


Ecologia dell’ingegno, formazione rivolta all’ottimizzazione dei processi di studio, di organizzazione, di creazione, di progettazione e altro.

AsPer


L’assistenza personale su misura, una formazione attuata direttamente sul campo, un affiancamento allo studio o al lavoro.

Diritto-dovere allo studio


Ad un certo punto della storia della scuola italiana si è iniziato a parlare di diritto-dovere allo studio, un concetto certamente corretto che, purtroppo, è stato in parte disatteso mediante i tagli alle finanze della scuola e la conseguente decapillarizzazione scolastica sul territorio (incremento delle difficoltà d’accesso) che ha determinato l’aumento esponenziale del numero degli allievi in classe (riduzione delle potenzialità formative), nella restante parte manipolato in funzione del mero opportunismo delle direzioni scolastiche: “ha il diritto di studiare quindi non può essere bocciato”, già ma dov’è finito il dovere di studiare? il mondo reale non è altrettanto benevolo e la scuola deve anche preparare all’ingresso nel mondo reale; “se non vieni a scuola ti mando i carabinieri”, ehm, la legislazione italiana non prevede l’obbligo alla scolarizzazione bensì quello dell’istruzione che può ben essere ottenuta anche in lecita autonomia, tant’è vero che ci sono molte famiglie che hanno optato per questa strada e il sistema scolastico anziché colpevolizzarle dovrebbe attivarsi con una bella azione di autocritica.

Diritto allo studio ovvero ognuno deve avere la possibilità materiale di studiare (quello che vuole studiare).

Diritto allo studio ovvero rispettare i tempi di apprendimento di ogni discente.

Diritto allo studio ovvero passare dalla scolarizzazione per età a quella per competenze.

Diritto allo studio ovvero essere innanzitutto formati all’imparare.

Dovere allo studio ovvero ognuno deve impegnarsi ad una fattiva e costante crescita nella propria formazione, alias no scaldabanchi.

Dovere allo studio ovvero se non ne hai voglia vai a lavorare e studierai appena ne sentirai l’esigenza.

Dovere allo studio ovvero essere responsabili della propria crescita e dei propri atteggiamenti.

Non perdere tempo, ottimizzalo!


La formazione è ormai un obbligo e una costante pressoché per tutti, perchè sprecare il proprio tempo per spostarsi da casa o dal lavoro all’aula didattica? Perchè intasare le strade? Perchè consumare preziose risorse energetiche? La formazione a distanza permette di ottimizzare la formazione risparmiando tempo, denaro, inquinamento, stress, salute, traffico, energie, risorse. Approfittane!

 

 

#PearlGalaxy una gravidanza difficile ma…


cropped-banner_it_en_900.jpgProgettato e predisposto in pochissimi giorni il progetto PEARL ha poi subito una grossa frenata a causa di impedimenti giuridico-tributari. A lungo ho valutato la questione per capire se era risolvibile, a fronte della risposta negativa il processo di sviluppo si era bloccato pur restando sempre ben presente nella mia mente e nelle mie intenzioni.

Ora posso anticipare che la lunga gravidanza volge al termine, certo la prevista piattaforma e-learning è tutt’altro che pronta, possiamo comunque partire con i servizi FAD e a domicilio, i primi dei quali verranno pubblicati e pubblicizzati a gennaio 2016.

La Galassia PEARL sarà anche protagonista di un nuovo coinvolgente entusiasmante incredibile progetto elaborato con un amico, per ora non posso dire altro ma seguendomi, anzi, seguendoci scoprirete pian piano di cosa si tratta.

SAPERE (9) _ GIOVANNI ZAMBIASI


E’ l’obbligo scolastico la giusta strada per la vera formazione? Basta obbligare per formare? Cinquant’anni fa i fatti sembravano a favore di un si, oggi, però, la cose sembrano assai diverse, perchè? E’ il sistema che non regge più? E’ l’obbligo ad essere sbagliato? Qual è la vera formazione? Come si ottiene formazione? Queste ed altre le domande che sarebbe opportuno fare e farsi, perchè le cose non possono continuare così come stanno andando.

Circolo Scrittori Instabili

Osservava il bambino da giorni e, piano piano, cominciava a capire. Erano molti anni che si occupava di problemi connessi all’età evolutiva, ma mai aveva visto qualcosa di simile.
Il ragazzino era concentratissimo, stava disegnando quello che vedeva. Il panorama sul lago sotto di loro rifletteva di luce blu le montagne sull’altra sponda, creando un effetto spettacolare, in contrasto con il verde dei prati che scendevano fino alla riva.
Nei giorni precedenti aveva osservato Andrea senza capire il perché della sua ostinazione a non voler apprendere come tutti i suoi coetanei, il suo rifiuto della scuola e dell’insegnante.
Eppure la maestra, giovane e simpatica, era anche gentile e preparata, come in pochi altri casi aveva trovato. Ma Andrea non ne voleva sapere di stare in quella classe dove si parlava di storia e matematica, italiano e geografia.
A lui piaceva osservare il mondo e imparare dalla realtà che lo circondava…

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La nuova frontiera dell’insegnamento


1712Non è esattamente nuovo visto che se ne parla già da ormai diversi anni, ma è comunque argomento che appare essere ancora caldo e interessante: la nuova frontiera dell’insegnamento!

Un tempo insegnare voleva dire che qualcuno (il docente) passava le proprie conoscenze e abilità (competenze) a qualcun altro (il discente), oggi il significato d’insegnare è stato rivisto e trasformato sia in seguito a studi più attenti dei processi di apprendimento, sia al fine di renderlo più adeguato alle esigenze di una società più ampia, una società nella quale la tecnologia è predominante e le competenze si sono notevolmente espanse, una società dove la formazione professionale deve necessariamente tendere alla specializzazione il supporto all’autoapprendimento. Ecco che il docente moderno non è più colui che trasferisce le proprie conoscenze ad altri ed è diventato colui che si occupa di definire, formulare e produrre il miglior percorso di autoapprendimento.

Autoapprendimento è la parola chiave, la sfida alla quale la scuola oggi deve organizzarsi: il docente, oggi, non può basare il proprio operato sulla lezione frontale, sull’illustrazione minuziosa dei concetti, sulla formulazione metodica e precisa delle esercitazioni, al contrario, deve soprattutto, per non dire esclusivamente, guidarlo alla scoperta dei concetti e delle azioni mediante un insegnamento che sia criptico e improntato alla sperimentazione personale delle cose. Il primo aspetto, quello della cripticità, serve per lasciare diversi punti oscuri, al fine di creare nel discente dubbi e stimolare le sue domande, il secondo, quello della sperimentazione, per esaltare l’aspetto deduttivo. Importante, poi, che il tutto sia costruito attorno alla riconsiderazione della valenza educativa e formativa dell’errore: il discente dev’essere lasciato libero di sbagliare, anche a più riprese, anzi, quando possibile l’errore va anche indotto ad arte, solo così facendo si stimola il discente ad essere produttivo e collaborativo, a non temere il giudizio, a mettersi in gioco e a mettere in campo tutta la sua capacità logica e deduttiva, arrivando ad evidenziare (e imparare) quanto e come gli errori possano essere, se ammessi e accettati, ben più utili delle cose giuste e scontate.

Purtroppo al lato della pratica appare che molti discenti, in particolare, i giovani, pur avendo iniziato il loro percorso educativo didattico dopo la nascita delle nuove formulazioni didattiche, ancora si aspettano che il docente fornisca loro, in via induttiva, istruzioni pronte all’uso, complete ed esaurienti. Giovani, questi, che non sono in grado di seguire il moderno metodo d’insegnamento e definiscono incapace o svogliato quel docente che, invece, lo persegua con dedizione.

La motivazione?

Come sempre la risposta è complessa, rendendo improbo il compito di chi deve formularla in poche righe. Con in mente tale considerazione vediamone quantomeno gli aspetti principali.

Partiamo dalla scuola, una scuola, quella italiana (non perché le altre siano magari diverse, ma perché conosco direttamente solo questa e quando dico o scrivo lo faccio solo per le cose che conosco in prima persona e non per sentito dire), che appare ancora troppo legata al voto come premio e come punizione (mentre dovrebbe essere visto e usato solo come indicazione degli obiettivi perseguiti), all’errore come “peccato” (mentre, come già detto, dovrebbe essere visto e usato come preziosa risorsa educativa e formativa).  Una scuola dove il discente acquisisce la paura del giudizio e quella di sbagliare, quando, al contrario, dovrebbe imparare a fare senza preoccupazione, a sperimentare, sbagliare, analizzare, comprendere, accettare e dedurre.

Finiamo con l’insieme sociale famiglia/scuola, un sistema che oggi educa i giovani con troppo accanimento terapeutico, ossia badando più al controllarli che al responsabilizzarli, lavorando più sull’immediatezza del risultato che sulla sua durevolezza nel tempo, cercando le soluzioni più comode per evitarsi patemi e problemi, anziché lavorare con quelle che meglio formano il futuro adulto, inteso sia nel senso di cittadino che di lavoratore che di persona. Comodo affermare che certi sistemi non funzionano con i giovani d’oggi o quantomeno con certi giovani senza prima provare a chiedersi se non sia piuttosto la struttura educativo formativa a non essere capace e/o adeguata all’applicazione di detti sistemi: da tempo immemore, tanto per fare un solo esempio, la pedagogia ha ben compreso che ogni discente ha la sua personalissima velocità di apprendimento, l’istituzione scolastica, però, è ancora oggi legata a tempi fissi rigidamente uguali per tutti, fatta salva la possibilità di bocciatura che alla fine, però, si limita a riportare il discente inutilmente e pericolosamente indietro nel suo tempo didattico invece di adattare e personalizzare il processo didattico alla velocità di ogni singolo discente.

La nuova frontiera dell’insegnamento e la nuova sfida per la struttura scolastica non sono quindi tanto nell’applicazione di una moderna metodologia didattica, piuttosto nella loro capacità di riconoscersi come totalmente fondate su principi erronei e di rimettersi, conseguentemente, in gioco per ristrutturarsi completamente ed efficientemente, senza dare sempre e solo colpa ai tartassati docenti costretti a dare risultati con mezzi spesso inadeguati al loro ottenimento.

Si parte :)


MarchioL’anno nuovo porta nuovi stimoli e nuova determinazione, ecco che nasce questo blog attraverso il quale far decollare finalmente il mio progetto lasciato in cantina: Pearl Galaxy, la galassia della formazione tecnica continua.

Il blog per ora è svincolato dalla piattaforma in costruzione, in futuro creeremo l’integrazione.

L’intenzione di questo blog è quella di essere più di un mero strumento d’informazione, vuole diventare uno strumento di condivisione: chi vorrà collaborare non dovrà fare altro che richiedercelo.

Per ora non c’è altro da dire se non…

Vi aspettiamo!

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