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Educazione e libertà


L’una del pomeriggio di un caldo giorno di giugno, finito di mangiare mi rilasso sul divano guardando una trasmissione televisiva culturale, lo scrittore di turno esce con una frase (“non si educa privando delle libertà, ma concedendole”) che colpisce la mia attenzione, non solo perché è una frase saggia, ma anche perché viene a confermare una cosa che ho sempre pensato, che ho sempre propagandato e per la quale ogni giorno mi metto in gioco e manifesto.

Nei minuti a seguire rielaboro mentalmente il concetto e mi viene un mantra nuovo nella sua espressione, ma nella sostanza vecchio come poc’anzi espresso, e me ne innamoro subito…

“Non si educa alla libertà, bensì si educa con la libertà!”

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Apprendere e insegnare


Per apprendere non basta richiedere e/o sorbirsi un travaso di conoscenze, per apprendere è necessario mettersi in gioco: applicarsi, elaborare le nozioni trasferendole a vari contesti, farsi domande e cercarsi le risposte. Insomma per apprendere è necessario essere veicoli del proprio stesso apprendimento.

Per insegnare non basta fornire un travaso di conoscenze, per insegnare è necessario scendere dalla cattedra: far parlare più che parlare, lasciar sperimentare invece di condizionare, generare dubbi più che anticiparli, abituare all’autodeterminazione invece di sopprimerla, responsabilizzare piuttosto che costringere, lasciare spazio all’errore invece di farne spauracchio, trovare e provare percorsi differenziati più che procedere a spada tratta lungo un unico immutabile processo. Insomma per insegnare è necessario essere disposti ad imparare.

Interessare gli alunni


sogni“Ho fatto vedere loro un filmato molto interessante, ma loro si sono annoiati”.

 “Ho passato il pomeriggio a valutare decine di articoli per sceglierne uno da proporre ai miei alunni e poi la risposta è stata zero”.

 “Gli alunni di oggi sono demotivati e disinteressati”.

 “Con gli adulti è più facile”.

 Sono alcuni esempi di frasi molto comuni tra chi insegna, frasi che esemplificano situazioni assai frequenti e reiterate, frasi che, però, mettono in evidenza anche un atteggiamento didattico obsoleto (la pretesa di decidere per conto degli alunni) e che, purtroppo, il sistema, attraverso la schedulazione dei programmi e dei tempi di studio nonché l’estensione dell’obbligo scolastico, ha reso cronico e insuperabile anche da parte di chi avrebbe la visione più aperta verso la metodologia didattica vincente.

 Non è la scuola o il docente a dover decidere cosa è interessante e proficuo per gli alunni, ma devono essere gli alunni a farlo, la scuola e il docente devono sfruttare le scelte dei discenti per guidarli, e sottolineo “guidarli”, verso l’acquisizione degli obiettivi didattici e sociali definiti.

 L’insegnante non può essere un travasatore di contenuti e nemmeno un costruttore di contenuti, l’insegnante è e dev’essere il coordinatore del processo di auto apprendimento. La scuola non può essere la prigione delle intelligenze, la scuola è e dev’essere l’ambiente in cui tali intelligenze trovano la libertà più ampia per esprimersi, agire e crescere!

 Per dirla con le parole di Paolo Perticari: “l’insegnante impara, il discente insegna.”

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