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Il cellulare a scuola


Si è fatto un gran parlare della decisione del Ministro dell’Istruzione di permettere l’utilizzo del cellulare in aula, ne hanno parlato in molti, sui social, alla televisione, in radio, chi ne ha parlato a favore e, più spesso, chi contro. Ho sentito opinioni motivate e altre, specie per quelle contro, immotivate o addirittura senza senso, quella che più mi ha fatto incacchiare l’ho sentita alla radio formulata da un noto giornalista: “ho pensato a lungo alla cosa e non ho trovato una sola ragione valida per giustificare l’uso del cellulare in aula”. Mi è sembrato di sentire i similari discorsi fatti per tante altre evoluzioni tecnologiche: il computer, gli aerei, l’auto, il treno e via dicendo.  Ogni innovazione trova sempre chi la osteggia, in genere perché non si riesce a capirla, spesso perché se ne vedono solo i lati negativi, altre volte perché è più comodo osteggiarla che assecondarla, talvolta perché non ci si sforza di imparare a usarla.

Motivazioni valide per l’utilizzo del cellulare in aula? Eccone alcune!

  1. Ormai quasi tutti hanno il cellulare fin da piccoli, usarlo a scuola al posto di un computer personale vuol dire far risparmiare soldi alle famiglie.
  2. Il cellulare è oggi un vero e proprio computer, ma molto più maneggevole e molto meno ingombrante indi più comodo da portare a scuola e da utilizzare in aula, e come tale diviene un potentissimo strumento di educazione e apprendimento.
  3. Il cellulare può facilmente interagire con i moderni strumenti didattici, ad esempio con la LIM.
  4. Attraverso il cellulare si possono creare facilmente e velocemente sessioni di lavoro cooperativo anche a distanza.
  5. Il progresso non si può fermare né, tantomeno, negarlo e la scuola, date le sue finalità, deve necessariamente esserne la fonte primaria di conoscenza e divulgazione.
  6. I giovani vivono il progresso tecnologico fin dalla più giovane età e, pertanto, la scuola deve condividere con loro tale importante fase di accrescimento.
  7. L’educazione all’uso cosciente della tecnologia non può avvenire se ne impediamo l’utilizzo proprio in quei contesti che sono dediti all’educazione.
  8. Come possiamo pretendere che i giovani imparino ad affrontare le difficoltà quando siamo noi adulti i primi ad aggirarle, a cercare la strada più semplice?
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Generazione 2.0


IMG_1400Si fa un gran parlare del web 2.0, tutti si vantano di averlo implementato, chi ancora non l’ha fatto esprime l’intenzione di farlo al più presto. Quanti però sanno cosa è il web 2.0? Quanti, soprattutto, sanno che è già obsoleto? Quanti sanno che invero da più di dieci anni è stato formulato il progetto web 3.0?

Sono stato a un incontro che doveva presentare e organizzare un corso formativo sulle nuove forme di fare insegnamento attraverso le nuove tecnologie: cellulari, informatica e multimedia. Ci si accomoda nel laboratorio informatico, siamo tutti presenti ma … Il materiale necessario alla presentazione non è caricato correttamente sul computer e ci vuole mezz’ora abbondante prima che si possa cominciare. Ecco siamo pronti! Ehm no, non ancora: ognuno deve collegarsi al cloud, servono gli indirizzi e-mail dei presenti per consentire l’accesso visto che nessuno ha pensato di farlo in via preliminare. Raccolta degli indirizzi e… cavolo se non è un indirizzo di uno specifico fornitore non sanno come gestirlo. Alla fine finalmente si riesce a partire. A questo punto osservando gli altri presenti mi accorgo che, nonostante debbano inserire i parametri di accesso alla propria casella e-mail su di un computer pubblico, molti non tolgono la spunta alla check box che abilita il sistema a mantenere memorizzati i parametri di accesso per una successiva riconnessione veloce.

Potrei continuare con altre decine di esempi, sarei comunque ripetitivo e prolisso pertanto passo subito alla morale di fondo.

Nel mondo delle generazioni digitali, invero la vera conoscenza informatica avanza ad una velocità di poco superiore allo zero e proprio coloro che si propongono come formatori dei sistemi tecnologici moderni, non solo non li sanno utilizzare al meglio ma addirittura non badano agli importantissimi aspetti della sicurezza informatica.

Altro che web 3.0 o anche solo 2.0, qui sarà meglio parlare di preistoria dell’informatica!!!

L'origine della terra - china

 

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schermo_app

C’è un termine cha da anni circola negli ambienti informatici e che parla di un qualcosa che sia molto comodo e facile da usare, che renda la vita dell’uomo più semplice e rilassata, che non richieda ore e ore di studio per arrivare ad essere usato: user friendly, amico dell’utente. Anni che viene usato, eppure…

Un tempo bastavano una matita con gommino incorporato e un piccolo quaderno per fare di tutto: ci potevi scrivere delle note, prendere appunti, fare dei conti, tracciare un disegno, segnare appuntamenti e tante altre cose.

Poi arrivò la tecnologia e… per le note e gli appunti il registratore vocale, per gli appuntamenti l’organizer, per i calcoli la calcolatrice, per disegnare il quaderno e la matita. Insomma con l’avvento della tecnologia si è passati da due solo oggetti da portarsi in tasca ad almeno cinque. Bel guadagno! Ma la cosa, purtroppo, non finisce qui.

La tecnologia evolve e nascono i personal computer, poi i portatili, i palmari, ora siamo ai tablet e agli smart phone, una cosa accomuna tutti questi strumenti, l’uso del software, ma non un solo software capace di fare tutto, no, troppo comodo: un programma per prendere appunti, un altro per scrivere note veloci, un altro ancora per disegnare, poi quello per fare i conti, quello per registrare note audio, quello per scaricare la posta elettronica, quello per navigare in Internet e così via. Non parliamo delle recenti app che, essendo ancor più specifiche del software di prima generazione, incrementano a dismisura il numero dei programmi disponibili e da dover cercare, avviare, usare per fare le cose del quotidiano: se voglio, ad esempio acquistare dei mobili, quindi consultare il catalogo di un produttore di mobili non mi basta più andare sul suo sito, no, devo usare la sua specifica app; se voglio confrontare quanto trovato con la produzione di altro mobiliere ecco una seconda specifica app da scaricare e aprire in parallelo alla prima; il tutto magari su di un micro schermo come quello di uno smart phone; figurati se ti ci riesce di confrontare tra loro quattro o cinque produttori, come è logico e comune fare apprestandosi a un qualsiasi acquisto di un certo rilievo.

A quanto pare l’intento di chi produce hardware e software non è quello tanto sbandierato di semplificarci la vita, ma piuttosto quello di complicarcela, di renderla sempre più frenetica e disordinata, di impedirci il confronto tra le cose e rendere più facile al venditore l’antico ruolo di imbonitore delle masse.

Un tempo bastavano pochi secondi per essere pronti a fare una qualsiasi azione, oggi non solo servono a volte anche dei minuti (i computer sono velocissimi ad accendersi appena acquistati, ma nel giro di un paio di mesi tendono a diventare di una lentezza insopportabile visto che, altra cattiva abitudine dei produttori di software, per ogni cosa che installi c’è almeno un modulo residente che deve avviarsi con il computer stesso), ma devi anche sapere che programma o app usare, sapere dove trovarla, scorrere attraverso centinaia di icone, cliccare o toccare sopra quella opportuna, attenerne il caricamento, sapere come usarla e, dulcis in fondo, sperare che la connessione ad Internet non venga a mancare, già, perché il 90% delle app oramai funziona attraverso Internet: se la connessione manca… ciccia, la buona vecchia abitudine delle applicazioni off-line che si sincronizzano in automatico al ripristino della connessione è ormai scomparsa! Ovviamente il tutto venduto come fatto per il benessere dell’utilizzatore, ma vai, quale benessere dell’utilizzatore, qua dietro c’è solo il vantaggio del produttore: risparmio sul tempo di progettazione e produzione del software, possibilità di far pagare ogni singolo servizio, visualizzando quindi cifre basse che catturano l’attenzione e ingannano l’utente, indotto dalle cifre basse a non fare la somma del tutto e rendersi conto che alla fine paga di più, molto di più di quello che, per le stesse identiche cose, pagava in passato.

Altro che user friendly, qui si marcia verso l’user stressly!

P.S.

A quando un sistema in cui tu hai un solo programma e dentro a quello ci fai di tutto? Un sistema in cui se inizi a disegnare lui automaticamente di mette a disposizione gli strumenti per disegnare; se inizi a scrivere ecco che ti trovi gli strumenti di scrittura; se inizi a parlare ti apre quanto serve per registrare quello che dici; se scrivi un numero ti chiede se vuoi solo scrivere o fare dei calcoli. Non è poi così impossibile avere questo, ormai le utility di interpretazione della scrittura esistono e sono usatissime, ad esempio sulle LIM (lavagne interattive multimediali) presenti oggi in quasi tutte le scuole, basta interfacciarle con un sistema di definizione del software adatto a quello che si sta facendo.

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