Archivio dell'autore: Emanuele Cinelli

Diritto-dovere allo studio


Ad un certo punto della storia della scuola italiana si è iniziato a parlare di diritto-dovere allo studio, un concetto certamente corretto che, purtroppo, è stato in parte disatteso mediante i tagli alle finanze della scuola e la conseguente decapillarizzazione scolastica sul territorio (incremento delle difficoltà d’accesso) che ha determinato l’aumento esponenziale del numero degli allievi in classe (riduzione delle potenzialità formative), nella restante parte manipolato in funzione del mero opportunismo delle direzioni scolastiche: “ha il diritto di studiare quindi non può essere bocciato”, già ma dov’è finito il dovere di studiare? il mondo reale non è altrettanto benevolo e la scuola deve anche preparare all’ingresso nel mondo reale; “se non vieni a scuola ti mando i carabinieri”, ehm, la legislazione italiana non prevede l’obbligo alla scolarizzazione bensì quello dell’istruzione che può ben essere ottenuta anche in lecita autonomia, tant’è vero che ci sono molte famiglie che hanno optato per questa strada e il sistema scolastico anziché colpevolizzarle dovrebbe attivarsi con una bella azione di autocritica.

Diritto allo studio ovvero ognuno deve avere la possibilità materiale di studiare (quello che vuole studiare).

Diritto allo studio ovvero rispettare i tempi di apprendimento di ogni discente.

Diritto allo studio ovvero passare dalla scolarizzazione per età a quella per competenze.

Diritto allo studio ovvero essere innanzitutto formati all’imparare.

Dovere allo studio ovvero ognuno deve impegnarsi ad una fattiva e costante crescita nella propria formazione, alias no scaldabanchi.

Dovere allo studio ovvero se non ne hai voglia vai a lavorare e studierai appena ne sentirai l’esigenza.

Dovere allo studio ovvero essere responsabili della propria crescita e dei propri atteggiamenti.

Annunci

Scuola e responsabilizzazione


SScuola (superiore): vigilanza continua, rigidità dei programmi, schematismo orario, demonizzazione dell’errore, ritiro a priori dei cellulari, limitazione della libera scelta, valutazioni scalari, pensiero lineare, educazione alla sfiducia e alla paura, incoerenze comunicative, politica del divieto, eccetera.

CCome possiamo far maturare i ragazzi quando l’ambiente che li deve educare è immaturo?

Come possiamo insegnare ai ragazzi ad affrontare i problemi se gli adulti sono i primi a non farlo?

Come possiamo pretendere dai ragazzi che facciano le scelte giuste invece di quelle più comode quando l’esempio che li viene dato è proprio quello delle scelte facili?

Come possiamo responsabilizzarli quando tutto il sistema è fondato sulla loro deresponsabilizzazione o, al massimo, su una finta (limitata) responsabilizzazione?

P.S.
Purtroppo la struttura sociale rende molto difficile cambiare la situazione, occorrono scelte politiche, flessibilità oraria e dei programmi come prima cosa (superiori in stile pseudo universitario), e giuridiche, criteri di responsabilità avanti a tutto (basta con la ricerca faziosa di un colpevole che paghi), importanti che nessuno vuole fare. Detto questo ci sono scuole (poche) che qualche cambiamento sono comunque riuscite ad introdurre (ad esempio quella professionale che è stata incentrata sui laboratori e tutto è focalizzato sulle attività di laboratorio): volere è potere!

Logica linguistica: il messaggio implicito


Un costrutto linguistico spesso più o meno volutamente ignorato è quello del messaggio implicito, ossia quel messaggio che si nasconde fra le parole, che seppure non effettivamente formulato è comunque insito nel contesto della frase e dalla stessa deducibile.

Se affermo che “tutte le mele sono rosse”, sto implicitamente dichiarando che non esistono mele gialle, verdi o di qualsiasi altro colore e se qualcuno mi risponde dicendo che “sbagli, ci sono anche le mele gialle” non posso ribattere con un “ma io mica ho detto che non esistono mele gialle” perché in effetti l’ho detto.

Fa sempre comodo affermare “io non l’ho detto” ma… quali che siano le intenzioni del mittente sono solo le percezioni del ricevente a stabilire il significato del messaggio trasmesso!

Nuvole

Logica linguistica: libertà di opinione


0270Fino ad una ventina di anni addietro rarissimamente m’era capitato di sentirla, poi, parallelamente alla diffusione degli ambienti di discussione on-line e, forse, della relativa (apparente) possibilità di rendersi ignoti, l’affermazione è apparsa sempre più spesso arrivando a essere un vero e proprio mantra difensivo o addirittura preventivo per tutti coloro che parlano o scrivono senza sentire l’esigenza d’essere realmente preparati su quello che trattano.

“C’è libertà d’opinione” eccolo qua il grido liberatorio, il baluardo su cui fondare la propria comunicazione, il proprio atteggiamento nella rete o addirittura nella vita.

Verissimo che c’è libertà di opinione ma…

  • come detto nel precedente articolo di questa serie non si deve confondere opinione con giudizio;
  • bisogna rendersi conto che proprio questa libertà comporta il parallelo dovere di opinionare in modo informato;
  • sarebbe opportuno evitare di dire o scrivere stupidate;
  • se si dicono o scrivono scemenze è poi quantomeno ridicolo prendersela con chi l’ho fa notare.

Insomma…

C’è libertà di opinione, ma non quella di esprimere tutto quello che passa per l’anticamera del proprio cervello!

Fare!


Se una cosa è difficile da realizzare non vuol dire che vada accantonata, anzi: le cose difficili danno maggiore soddisfazione!

sogni

La lampadina #EdI #PEARL


LampadinaDopo una lunga involontaria e forzata pausa, riprendiamo il viaggio di EdI, difficile a questo punto dire se potrà mai vedere effettivamente la luce, ma, come stimolo e fiduciosa speranza, voglio comunque svelarvi questo segreto progetto procedendo con la spiegazione della simbologia grafica che ne identifica il marchio.

Abbiamo parlato del quadrato, del cerchio, della linea e della foglia, non resta che esaminare i significati che può assumere l’ultimo simbolo che ci riguarda: la lampadina.

La lampadina è fonte di luce e la luce è generata dall’energia termica prodotta dal passaggio di una data corrente attraverso un sottile filamento. Si può anche compiere un breve viaggio cognitivo e, come da tanto tempo hanno fatto i fumettisti, traslare le parole luce ed energia verso la nostra mente, la lampadina viene così a identificare l’idea e, più specificatamente, l’idea che sorge improvvisa, l’illuminazione creativa che è fonte d’ingegno.

Ingegno, la i maiuscola di EdI.

Logica linguistica: opinione o giudizio?


IMG_0951Prima attivo partecipante di alcuni Newsgroup, poi i forum di cui sono diventato pure moderatore e amministratore, a seguire l’intensa attività nelle comunità on-line e nei social network, al tutto aggiungiamoci i tanti anni di lavoro come formatore aziendale e docente, insomma ho di certo una lunga esperienza delle dinamiche sociali, sia di quelle in presenza che di quelle in remoto, nel contesto di tale esperienza ho potuto osservare il reiterarsi e, nel tempo, il diffondersi di atteggiamenti comunicativi piuttosto particolari (e fondamentalmente errati), in particolare la sempre minore consapevolezza del proprio linguaggio, del significato delle proprie parole, dei costrutti logici che regolano e costruiscono la frase, il suo messaggio, la trasmissione e la ricezione, da qui l’idea di sviluppare un serie di mini articoli improntati alla logica linguistica.

Partiamo con quella che è la principale confusione che viene fatta e che, combinandosi con la pur corretta (ma a sua volta fraintesa) affermazione “c’è libertà di opinione” e tutte le sue derivate, poi comporta incomprensioni o litigi, specie se i discorsi sono focalizzati, più o meno direttamente, su delle persone: l’errato concetto di opinione, spesso reso sinergico o addirittura coincidente con quello di giudizio o di preferenza.

Per poter essere il più generico e chiaro possibile farò degli esempi banali e mi concentrerò su quello che, come ho detto poco sopra, è il pomo della discordia: i discorsi sulle persone. Prima però è opportuno richiamare una regola fondamentale della comunicazione: spetta chi apre un discorso cercare di fari capire al meglio e verificare che il suo messaggio sia arrivato a destinazione così come lo si voleva trasmettere, se così non fosse spetta a lui ripeterlo in modo diverso e così via fino a pieno recepimento del messaggio voluto; nell’ambito della comunicazione (in particolare di quella assertiva, ma è comunque una regola generale) frasi del tipo “non capisci” sono assolutamente sbagliate, il corretto atteggiamento è quello del “mi sono spiegato male”.

Opinione

Esprimere un pensiero avulso da ogni forma di valutazione, sia essa esplicita che implicita, sulle persone e sul loro operato: “non mi piacciono le mele”; “il mare mi annoia”; “a mio parere potremmo procedere in questo modo”, “io faccio così perché mi ci trovo meglio”. Mantenendosi nel contesto delle opinioni un discorso mai potrà degenerare in litigio.

Giudizio

Esprimere un pensiero valutativo: “le tue mele fanno schifo”; “il mare di quella regione è gestito molto male”; “le vostre proposte sono assurde”; “io faccio così perché considero inutile fare come fate voi”. Un giudizio non richiesto o seppur richiesto non supportato da evidenze inappuntabili sempre porterà a criticità comunicative.

Preferenza

Esprimere una scelta tra due o più possibilità, implicitamente comporta pur sempre una valutazione seppure smorzata: “preferisco le sue mele”; “al mare di quella località preferisco quello di quell’altra”; “preferirei procedere nel modo che vi ho esposto io”. La preferenza è una situazione di mezzo: a seconda di come viene espressa può essere recepita come opinione o come giudizio.

Non perdere tempo, ottimizzalo!


La formazione è ormai un obbligo e una costante pressoché per tutti, perchè sprecare il proprio tempo per spostarsi da casa o dal lavoro all’aula didattica? Perchè intasare le strade? Perchè consumare preziose risorse energetiche? La formazione a distanza permette di ottimizzare la formazione risparmiando tempo, denaro, inquinamento, stress, salute, traffico, energie, risorse. Approfittane!

 

 

Il cellulare a scuola


Si è fatto un gran parlare della decisione del Ministro dell’Istruzione di permettere l’utilizzo del cellulare in aula, ne hanno parlato in molti, sui social, alla televisione, in radio, chi ne ha parlato a favore e, più spesso, chi contro. Ho sentito opinioni motivate e altre, specie per quelle contro, immotivate o addirittura senza senso, quella che più mi ha fatto incacchiare l’ho sentita alla radio formulata da un noto giornalista: “ho pensato a lungo alla cosa e non ho trovato una sola ragione valida per giustificare l’uso del cellulare in aula”. Mi è sembrato di sentire i similari discorsi fatti per tante altre evoluzioni tecnologiche: il computer, gli aerei, l’auto, il treno e via dicendo.  Ogni innovazione trova sempre chi la osteggia, in genere perché non si riesce a capirla, spesso perché se ne vedono solo i lati negativi, altre volte perché è più comodo osteggiarla che assecondarla, talvolta perché non ci si sforza di imparare a usarla.

Motivazioni valide per l’utilizzo del cellulare in aula? Eccone alcune!

  1. Ormai quasi tutti hanno il cellulare fin da piccoli, usarlo a scuola al posto di un computer personale vuol dire far risparmiare soldi alle famiglie.
  2. Il cellulare è oggi un vero e proprio computer, ma molto più maneggevole e molto meno ingombrante indi più comodo da portare a scuola e da utilizzare in aula, e come tale diviene un potentissimo strumento di educazione e apprendimento.
  3. Il cellulare può facilmente interagire con i moderni strumenti didattici, ad esempio con la LIM.
  4. Attraverso il cellulare si possono creare facilmente e velocemente sessioni di lavoro cooperativo anche a distanza.
  5. Il progresso non si può fermare né, tantomeno, negarlo e la scuola, date le sue finalità, deve necessariamente esserne la fonte primaria di conoscenza e divulgazione.
  6. I giovani vivono il progresso tecnologico fin dalla più giovane età e, pertanto, la scuola deve condividere con loro tale importante fase di accrescimento.
  7. L’educazione all’uso cosciente della tecnologia non può avvenire se ne impediamo l’utilizzo proprio in quei contesti che sono dediti all’educazione.
  8. Come possiamo pretendere che i giovani imparino ad affrontare le difficoltà quando siamo noi adulti i primi ad aggirarle, a cercare la strada più semplice?

Pensieri concisi – Motivazione scolastica



Mi urta l’alunno (in apprendistato) che si astiene dalle esercitazioni didattiche affermando “per il mio lavoro non mi servono a niente”, ma ancor di più mi fa arrabbiare il collega che mi dice “lascia perdere, non ti ci mettere nemmeno, ha già un lavoro”.


Duemila parole, non di più


Pienamente d’accordo e faccio mio l’invito con cui si chiude l’articolo, allargandolo anche ad altri contesti.

Viaggi Ermeneutici

Vecchi appunti universitari e rimembranze delle lezioni del compianto prof. De Mauro, (ricordate? ne avevo parlato in questo post a proposito di giochi linguistici) mi ricordano che il vocabolario italiano è composto da circa 400 mila vocaboli. Un numero enorme simile a quello spagnolo e a quello tedesco, molte più del francese, molte meno dell’inglese. Ma questi numeri dicono poco, perché comprendono anche tutte le varianti di un singolo vocabolo (singolare, plurale, maschile, femminile) o la coniugazione di un verbo. Eliminando doppioni e variazioni inutili possiamo dire che il lessico comune comprende circa 50 mila vocaboli. Peccato che nel 95% dei nostri discorsi ne usiamo circa 2000 (circa il 4%), che è il cosiddetto lessico fondamentale. Facciamo un paragone con i soldi: è come se ogni mese potessimo usare cinquantamila euro, ma ci ostinassimo a vivere con duemila. Ci autoimpoveriamo.

E siccome il linguggio è lo specchio del pensare…

View original post 277 altre parole

Insegniamo la positività ai nostri ragazzi con The Bright Side il TG delle buone notizie


 

La scienza ha dimostrato che il nostro cervello, pur memorizzando tutto quello con cui viene a contatto attraverso i nostri sensi, tende a ricordare solo ciò che più ci colpisce, più scuote le nostre percezioni. Purtroppo è altre sì dimostrato che per molte persone, se non proprio per tutte, al primo posto di questo elenco di ricordi ci sono le esperienze negative e così è molto più facile che rammentiamo una malattia piuttosto che un periodo di buona salute, un licenziamento piuttosto che un’assunzione, un evento traumatico piuttosto che qualcosa di piacevole, così finisce che siamo più attratti da notizie cattive piuttosto che da notizie buone e di conseguenza i media danno più spazio alle prime che alle seconde, anzi, le seconde sono pressoché scomparse dai loro contenuti.

Vivere all’ombra delle cattive novelle è quello che ormai ci tocca e tocca ai nostri figli, ragazzi costretti a crescere a suon di brutte notizie, indotti a imparare la negatività, a confondere il realismo non il pessimismo, a essere sfiduciati e, di conseguenza, indifferenti verso il loro futuro, anche quello più prossimo, ragazzi che vivono al minuto, ragazzi per il quale già domani è un tempo troppo lontano per preoccuparsene.

Le cose si possono però cambiare, possiamo aiutare i nostri ragazzi a imparare la positività, a crescere nella fiducia, come? Chiedendo loro di cercare nel mare del web le buone notizie, isolarle, rielaborale e…

Scriverle su Twitter taggando @thebrighside0 il Tg delle buone notizie di The Bright Side, un gruppo di amici che “ha deciso di sfidare una delle più ferree leggi del giornalismo: le good news e le best practices non fanno notizia e, come tali, finiscono nelle ultime pagine o, addirittura, non pubblicate.”

The Bright Side, il lato positivo dell’informazione, portiamolo nelle case, portiamolo nelle scuole, portiamolo nella società, portiamo con noi sempre e dovunque.

The Bright Side, il lato positivo dell’informazione.

Arriva WeSchool, la piattaforma per creare lezioni collaborative


La tecnologia è inarrestabile ed ogni resistenza è destinata all’inesorabile fallimento, piuttosto che opporvisi dobbiamo imparare a farcene attenti e intelligenti fruitori: tecnologia non per produrre di più e/o in meno tempo bensì tecnologia per migliorare la qualità della vita (oltre e più che del lavoro). Tra l’esercito dei lavoratori vi sono anche gli insegnanti ed è giusto che anche per costoro vengano sviluppati e proposti sempre più specifici e avanzati  sistemi d’insegnamento tecnologico, anche perchè ormai la scuola ha a che fare con ragazzi che nascono con la tecnologia nel sangue, anche se poi materialmente della stessa conoscono più che altro l’utilizzo, ed ecco un altro valido motivo per aiutarli a conoscerne anche struttura e funzione.

Ecco, a cura di Carlotta Balena per StartupItalia, la presentazione di un nuovo strumento che aiuta gli insegnanti a fare il loro lavoro e farlo al meglio: “Arriva WeSchool, la piattaforma per creare lezioni collaborative“.

#Didattica moderna e riforma della #scuola


1237Le più evolute e recenti metodiche dell’insegnamento fanno del docente una figura molto diversa da quella classicamente riconosciuta, non più colui che trasferisce ai discenti il sapere, bensì colui che guida i propri alunni all’autoapprendimento delle competenze. Affinché tale contesto possa però dare il meglio di se stesso, il primo passo educativo-didattico dovrebbe essere quello dell’imparare ad imparare, contestualmente affiancato dall’imparare ad amare l’imparare e dall’imparare l’autonomia e la responsabilità. Purtroppo, ad oggi, la nostra scuola, per constatazione stessa di diverse esperti in materia, fin da subito, è terreno assai fertile del sentimento nettamente opposto: odiare l’imparare. I docenti sono stati e vengono costantemente formati (obbligati a formarsi) anche in funzione di queste nuove visioni dell’insegnamento, ma questo è tutt’altro che sufficiente per cambiare la scuola, serve una radicale rivoluzione, un cambiamento che parta dalle più alte sfere dirigenziali, spesso più preoccupate della burocrazia che della didattica, sovente più attente alle apparenze piuttosto che all’essenza, raramente coinvolte nell’aggiornamento imposto ai propri docenti, quasi per nulla assoggettate agli stessi obblighi formativi, serve una ristrutturazione che, al contrario di ogni riforma scolastica proposta, abbozzata o/e adottata nell’ultimo ventennio, parta dal basso, cioè dalla scuole dell’infanzia: è assolutamente insensato ricostruire la casa partendo dal tetto, specie quando le fondamenta sono assolutamente carenti e marce.

DSC_1615

Sommariamente…

Una scuola moderna deve cambiare completamente il proprio paradigma didattico: deve svincolarsi dall’attuale rigidità strutturale che impone ai discenti precisi tempi evolutivi e li suddivide in classi d’età; deve realmente tenere in debita considerazione il tanto decantato (e altrettanto disatteso) concetto dei “tempi personali d’apprendimento”; deve consentire una crescita armonica in contesti di pari interessi e pari capacità (ambedue spesso indipendenti dall’età); deve consentire la stimolante possibilità di operare in gruppi eterogenei (per età, interessi, livello culturale, preparazione scolastica); deve attivare tutte le possibili forme d’insegnamento a distanza.

Una scuola moderna deve, con il necessario cambiamento della vita e della struttura sociale in genere, anche completamente modificare il proprio paradigma sociale: pieno e costante coinvolgimento dei genitori; concessione ai discenti di ampi spazi d’autonomia più o meno totale, sia nella definizione del proprio percorso didattico che nella gestione della propria giornata scolastica; adattabilità alle esigenze di ogni singolo discente il quale ha il diritto di perseguire i propri obiettivi formativi e seguire il proprio percorso didattico senza doversi necessariamente sobbarcare lunghi trasferimenti o assoggettarsi a cambi di residenza, quantunque provvisori.

Una scuola moderna abbisogna necessariamente di un cambiamento dei paradigmi giuridici: riesame attento (eliminazione?) dell’obbligo alla scolarizzazione che ha palesemente prodotto solo scaldabanchi e diminuito il livello formativo dei giovani adulti; ristabilimento di una visione semplice e chiara delle responsabilità senza premi lobbistici alle compagnie assicurative e senza induzione di comportamenti quali il richiedere rimborso per prevedibili incidenti dovuti a propri sconsiderati atti volontari al grido di “tanto sono assicurati” (che si ricollega all’importante ruolo educativo della scuola all’autodeterminazione e all’autocontrollo); recupero dell’autonomia operativa delle scuole, oggi troppo vessate da limitazioni giuridiche e da procedure burocratiche che, lungi dall’averne a che fare, al contrario ostacolano i risultati didattici, il coinvolgimento globale in attività didattiche ed extradidattiche di tutte le persone che vivono nella o intorno alla scuola (discenti, genitori, docenti, eccetera), la corretta gestione dei tempi formativi e sociali.

Ovviamente il cambiamento, pena l’inapplicabilità dello stesso (anche a causa delle comprensibili reticenze che andrebbe a produrre), dev’essere progressivo e senza sconvolgere le dinamiche già instaurate: chi ha iniziato il proprio percorso scolastico col vecchio sistema lo concluda, seppur inserendo comunque nuovi strumenti e nuove formulazioni didattiche, col vecchio (il già esposto concetto di partenza dal basso, dalle fondamenta).

La foglia #EdI #PEARL


Continuiamo il percorso di avvicinamento ad EdI.

FogliaLa foglia identifica certamente la natura, il verde, le piante, il bosco, in tempi più recenti è stata adottata come simbolo dell’ecologia intesa come rispetto della natura.

L’ecologia, in forma ed etimologia ben più antica di quella oggi più diffusamente nota e utilizzata, è anche un costrutto della psicologia: l’identificazione di atteggiamenti personali e/o sociali proiettati verso il raggiungimento di un dato obiettivo con il massimo risparmio delle energie singole e comunitarie. È a questo significato che noi di PEARL ci siamo collegati pensando EdI e quale migliore simbolo potevamo quindi adottare se non quello della foglia?

Certo siamo andati oltre, EdI non è solo ecologia comportamentale, ad essa si abbinano altri importanti tratti somatici e, pertanto, al suo marchio identificativo si aggiungono ulteriori simbologie, ma questa è una storia che affronteremo fra qualche giorno.

#MappeMentali il contributo di Luca Pricolo #MindMap


Luca è stato uno dei miei allievi ad un recente corso di “Apprendimento Veloce” organizzato dal Centro San Clemente di Brescia. Arrivato che già usava le mappe mentali ne abbiamo approfondito la conoscenza e compreso l’utilizzo nell’ambito dell’ottimizzazione dello studio. Sta utilizzando le mappe mentali anche in un contesto alquanto particolare (la chimica) in apparenza poco adatto ad essere mappato. Sono ben felice di ricevere e pubblicare questo suo interessante contributo, un feedback assai importante per me e, spero, per voi.

Grazie Luca!



Ho iniziato ad interessarmi alle “Mappe Mentali” circa un anno fa, quando ero alla ricerca di un metodo di studio che mi consentisse di prendere appunti velocemente e che fosse similmente efficace per riorganizzarli ed ampliarli. Dopo aver letto diversi testi a riguardo, ho deciso di partecipare ad un corso di “Apprendimento Rapido”, che mi ha consentito non solo di approfondire le mie conoscenze sulle “Mappe Mentali”, ma che mi ha anche modo di migliorare il metodo di studio e la gestione del tempo.

Ciò che colpisce delle mappe mentali è la facilità nell’utilizzarle e, soprattutto, la versatilità, che consente loro di essere utilizzate in ogni ambito. Personalmente, lavoro e studio ogni giorno con le mappe mentali ed i risultati sono davvero evidenti: sono molto più concentrato nel prendere appunti, più organizzato nello studio e ho ridotto notevolmente i tempi di ripasso. Consiglio a tutti di utilizzare le mappe mentali per ottimizzare il metodo di studio e la gestione del tempo e del lavoro.

La lettura di testi sulle mappe mentali può essere interessante, ma la partecipazione ad un corso consente di padroneggiarle e di avere un diretto rapporto con il docente, dal quale si possono ottenere risposte chiare ed immediate, che fanno davvero la differenza.

Mappa di Luca Pricolo

Glicolisi 3 (mappa di Luca Pricolo)

Mappa di Luca Pricolo

Fosforilazione ossidativa (mappa di Luca Pricolo)

Stimolare la #creatività


IMG_0003Muri bianchi quasi completamente occupati da mensole in legno, libri, tanti libri, libri d’orni genere, quelli d’informatica, quelli di scienze, quelli di montagna, altri di grafica, altri ancora di subacquea, poi quelli vecchi dell’ITIS, i trofei delle giovanili gare di sci, la stampante 3D in costruzione, piccoli oggetti vari sparsi un poco ovunque a riempire gli spazi vuoti. Al di sotto, appese ai muri, alcune fotografie rievocano momenti di vita.

Nel mezzo della stanza due tavoli formano un’isola, su di essi un computer e due stampanti, qui, seduto su di una grande e comoda poltroncina nera, gli occhi fissi allo schermo, le mani staticamente e delicatamente appoggiate alla tastiera, sto lavorando ad uno dei miei articoli. Da diversi giorni metodicamente dopo la colazione mi sforza di trovare il verso giusto della storia, scrivo qualcosa, ci penso, lo rileggo, penso ancora e… insoddisfatto cancello per poi restare attonito a guardare il foglio inesorabilmente bianco nell’attesa d’una ispirazione che sembra volersi fare gioco di me: prima debole s’insinua nella mia mente, poi, mentre la digito, velocemente svanisce e al suo posto rimane il nulla, un vuoto rumoroso e colorato ma di sorditi suoni e fosche tinte, suoni e tinte, sensazioni evanescenti che scorrono più veloci della luce.

IMG_0951Ah, la luce, dov’è quella luce che serve allo scrittore, dove sono le immagini, i suoni, gli stimoli sensoriali necessari alla produzione? Spariti? Introvabili? Cupamente nascosti nell’oscurità degli angoli più bui della mia stanza, e del mio cervello, della mia mente.

Passano i giorni e la scena si ripete sempre uguale: io, la mia stanza, il mio computer, i bianchi muri, le mensole, l libri, i piccoli oggetti, l’ispirazione sfuggente, il foglio inesorabilmente vuoto. Oggi piove, dalla finestra vedo le nere nuvole che si rincorrono nel cielo, a tratti gli scrosci d’acqua riempiono il silenzio, all’improvviso un fulmine percorre il limitato paesaggio. Un tuono mi scosta dai miei nulli pensieri, rimbomba nella testa insieme al fremito dei vetri dallo stesso provocato, un’esplosione mentale rimbalza da un orecchio all’altro e violentemente risale nell’ammasso materiale che nel mezzo risiede, una scossa emotiva mi percorre dalla testa ai piedi. Che sto facendo? Perché sono così bloccato? Soprattutto, perché ancora ho ignorato quella tecnica che conosco e che permette di recuperare le informazioni, non può forse utilizzarsi anche per recuperare le idee?

O fulmine geniale, o musa del tuono, pensato e fatto, provato e risolto, le idee raccolte nel giro di pochi minuti, le parole che ora scorrono veloci e dalla mente si trasferiscono senza sosta sullo schermo fissandosi permanentemente nella base dati invisibile del documento elettronico. Articolo finito, con soddisfazione immediatamente pubblicato. Ispirazione notevole un tuono ha scritto nella mia mente. Nei mesi a seguire con notevole soddisfazione la sperimento più volte cambiando anche il contesto, la faccio provare, ne valuto potenzialità e confini ed ora… ora eccomi qua pronto a condividerla con altri, a trasmetterla, a insegnarla: “Creatività stimolata” un corso in apparenza per artisti ma invero utile, se non necessario, anche a tanti altri, oserei dire a tutti.

Orientamento naturale


2037È notte, le vie della città sono pressoché solitarie, un uomo è fermo all’angolo d’una piazza e si guarda attorno a ripetizione, il viso teso e gli occhi sbarrati denotano una forte tensione. Guarda a destra, avanza di qualche passo, si ferma. Secondi di pausa, la testa nervosamente si volge prima da un lato poi dall’altro, si alza e si abbassa, lo sguardo costantemente verso l’alto nel tentativo d’evocare immagini pregresse. Si gira, ritorna sui suoi passi, prende una strada dalla parte opposta, avanza leggermente e nuovamente si ferma. La scena si ripete, la testa che gira, lo sguardo fissatamene alto, movimenti nervosi, sospiri. La tensione cresce, l’espressione sta pian piano commutando verso la paura. Si siede a terra, stanco e sfiduciato, si siede con la testa tra le mani, decide d’attendere il passaggio di qualcun’altro: s’è perso, ricorda d’essere già passato da questa piazza eppure nessuna delle strade che da essa divergono gli danno la giusta sensazione, gli indicano la strada corretta. Disperato attende, sperando l’arrivo di qualcuno.

Passano i minuti, l’uomo sempre più depresso è ancora seduto a terra, ogni tanto alza la testa e si guarda attorno per vedere se c’è qualcuno, ma niente: nessuno passa da quella piazza! Altri interminabili minuti, un rumore di passi, l’uomo alza la testa, sul muro della casa di fronte un’ombra si rende sempre più evidente. I passi diventano più distinti, l’ombra più grande e nitida, l’uomo si alza e si incammina ad intercettare la persona in arrivo. S’incontrano, l’uomo ferma quella persona, parlano, gli occhi dell’uomo s’illuminano, la tensione s’attenua, insieme s’incamminano per una strada laterale e svaniscono nel buio della notte.

Un chilometro di distanza dalla piazza, una fila di case, nel mezzo l’insegna di un piccolo albergo, la strada sbarrata da un lato sull’altro s’allunga verso le luci della città. Due ombre lontane si fanno man mano più vicine, l’uomo e il cordiale passante arrivano davanti all’albergo, si stringono la mano, l’uomo abbraccia a lungo il provvidenziale passante, questi gli sorride e gli pone in mano un bigliettino da visita, l’uomo la guarda, lo legge, un cenno affermativo fatto con la testa, si sorridono, ultimi saluti, l’uomo entra in albergo mentre l’altro riprende la strada della città.

La nebbia ricopre il desolato e selvaggio pianoro alpino, silenzio profondo, nessuna traccia di sentiero, solo erba e rocce si dividono l’areale, non ci sono pareti o pendii che possano dare una minima idea di direzione. Un’ombra si forma al limitare dello spazio visibile, avanza decisa e senza nessunissima esitazione si muove nell’erba zigzagando tra le rocce. L’ombra diviene più nitida, i lineamenti si fanno riconoscibili, è lui, è quell’uomo che pochi mesi prima disperato s’era accasciato a terra nella piazza cittadina. Sul berretto campeggia una scritta, il marchio d’una scuola, il nome d’un corso: PEARL, Orientamento Naturale, Istruttore.

È comune ritenere e affermare che ci siano qualità assunte con la nascita e in seguito impossibili da costruire. Certamente è vero che ci sono predisposizioni innate, d’altra parte è anche vero che tutte le qualità e le capacità si possono acquisire anche in seguito: se un fuoriclasse è arrivato ad esserlo in modo spontaneo e senza fatica proprio perché aveva in sé delle doti innate, chiunque può diventare un campione, deve solo volerlo e applicarsi a fondo.

Uno dei luoghi comuni più forti è quello che riguarda la capacità di orientamento a torto dai più ritenuta dote innata e non acquisibile. Al contrario, tutti, ribadisco tutti, possono fare come l’uomo del racconto introduttivo ed imparare ad orientarsi in modo naturale, ovvero acquisire la capacità di orientarsi anche senza l’ausilio degli strumenti all’uopo creati: cartine topografiche e bussola. È facile farlo e servono poche cose: crederci e provarci. Provaci anche tu, partecipa al corso di orientamento naturale, apprenderai tecniche e affinerai capacità che potranno tornarti utili in tanti altri contesti, ne uscirai rinforzato in te stesso.

Non è un classico corso di orientamento e topografia, non si useranno cartine topografiche e bussole, non sarà nemmeno necessario portarsi sui monti, andare in luoghi reconditi e misteriosi. D’altro canto è un corso ottimamente sinergico coi classici corsi di orientamento e topografia. Provaci!

PEARL Galaxy – Corso di “Orientamento naturale”

La linea


Figura semplice e nel contempo multiforme, la linea di per sé stessa assume un significato sostanzialmente neutro, tutto però cambia anche notevolmente quando la linea si combina con altre linee ed allora nascono il movimento, la crescita, la strada, la direzione, la velocità, il flusso. Se poi la linea viene, più o meno leggermente, curvata si ottengono anche il coinvolgimento, l’integrazione, l’inclusione, l’empatia. L’abbinamento con le altre forme, infine, può rinforzare il proprio subliminale ed anche quello di queste ultime.

linea3

Movimento, crescita, strada, direzione, velocità, flusso, coinvolgimento, integrazione, inclusione, empatia sono caratteristiche sulle quali ho costruito PEARL e dentro le quali la navicella di PEARL navigherà per donare il massimo a tutti coloro che vorranno salire a bordo, che lo facciano da membri dell’equipaggio come da passeggeri.

Movimento, crescita, strada, direzione, velocità, flusso, coinvolgimento, integrazione, inclusione, empatia sono caratteristiche dalle e per le quali abbiamo ideato EdI, la nostra specialissima proposta didattica che presto arriverà su questi schermi e si paleserà in tutta la sua giovanile esuberanza.

linea1

Educazione sessuale


Condizionati, ossessionati, spaventati educhiamo i figli a nostra immagine e somiglianza, dando luogo ad un circolo vizioso che mantiene la società chiusa in una malattia della quale alcuni dei sintomi più evidenti sono le bambole (e i bambolotti) privi di attributi sessuali, i camerini singoli negli spogliatoi, spogliatoi e bagni separati tra uomini e donne, il concetto stesso di decenza, la nudofobia, la repulsione per l’educazione sessuale.

Ecco, l’educazione sessuale, da tempo se ne parla, alcune scuole ci hanno provato e per la maggior parte le iniziative avviate sono state prontamente bloccate dall’intervento dei genitori, evidentemente più preoccupati di conservare la loro presunta stabilità mentale (vedi “Bambini! Cosa o chi vogliamo veramente proteggere?”) piuttosto che di dare la possibilità ai figli di crescere in modo sano e naturale. Quelle poche iniziative che sono riuscite a sopravvivere all’opposizione si mascherano dietro termini quali l’affettività, si strutturano sulle storielle di api e fiori, si manifestano attraverso immagini e cartoni animati dove gli attributi sessuali sono celati o addirittura mutilati.

Invece di starsene bloccati sul chiedersi a che età si sia pronti, sul come farlo, su quale metodologia utilizzare, eccetera, passiamo all’azione e facciamolo presto: i bambini non ancora condizionati dalle tare nudo e sesso fobiche degli adulti di certo reagiranno solo che bene, quello che comprendono di sicuro li fa crescere, quello che non comprendono di sicuro non li turba; quelli più grandi ormai già condizionati dalla società malata di nudo e sesso fobia riusciranno così a liberarsene e crescere più sani e migliori.

C’è bisogno di crescita, di maturazione, di sviluppare una società sana, d’interrompere il circolo vizioso basato sull’ossessione e la fobia, di fare educazione sessuale e farla come va fatta: usando il nostro vero corpo, così come mostrano gli stupendi filmati di Pubert, realizzati dalla NRK, emittente televisiva nazionale norvegese, nell’ambito del programma Newton.

Ringrazio l’amico Alessandro Ruggero per avermi segnalato l’esistenza di tali filmati.

Il cerchio


cerchioIdentificazione indissolubile del movimento continuo, il cerchio è, come il quadrato, figura simmetrica e regolare, alias simbolo di equilibrio e armonia. Differenze poi sorgono a seconda della dimensione e del riempimento, in particolare distinguiamo dal classico cerchio il punto, piccolo cerchio riempito di colore, questo, a seconda della sua posizione rispetto al resto del disegno o marchio, identifica la partenza o l’arrivo, in ogni caso insieme al resto tramette il messaggio di evoluzione, di cambiamento, di innovazione, tre qualità che sono la base progettuale di PEARL e ne saranno la base strutturale della sua successiva continua progressione.

PEARL, nell’ormai ricchissimo mercato della formazione, si differenzierà per, come già precedentemente detto, la ricerca non solo dell’efficacia ma anche e soprattutto dell’efficienza di ogni sua azione e operazione, aggiungiamoci ora la formulazione di proposte diverse da quelle classiche e la sua didattica moderna e innovativa.

Troppo spesso le nuove tecnologie vengono utilizzate solo per l’erogazione dimenticandosi totalmente delle loro altre potenzialità, scegliere di formarsi attraverso PEARL vorrà dire potersi formare nel preciso istante in cui se ne avverte l’esigenza, significherà la possibilità di scegliere tra diverse modalità di erogazione della formazione da quelle più classiche a quelle più moderne, permetterà di studiare nei tempi e nei momenti più consoni a sé stessi.

Presto pubblicheremo l’elenco dei corsi fruibili, tenete comunque presente che, a fianco delle classiche modalità che prevedono un’aula, un numero minimo di partecipanti, una data d’inizio e una di fine, più o meno lunghi periodi di partecipazione, orari e giorni prefissati, molte delle nostre proposte scavalcheranno tutto questo e saranno caratterizzate da:

  • Brevissime durate
  • Erogazione a domicilio o a distanza
  • Avvio immediato
  • Disponibilità ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni la settimana e tutti i gironi dell’anno
  • Materiali coerenti e verificati anche sotto l’aspetto sintattico, oltre che logico e strutturale
  • Utilizzo delle tecnologie a tutto tondo e al massimo delle loro potenzialità.

PEARL, la galassia della formazione tecnica continua.

PEARL, raccogli le perle del sapere.

Così va il mondo, però…


IMG_1400Compro un librone scritto da un noto e seguito pedagogista italiano, ne inizio la lettura e quasi subito noto che le sue affermazioni sostanzialmente coincidono con quanto vado inascoltatamente dicendo da diversi anni. Vado avanti a leggere e le similitudini si moltiplicano coinvolgendo anche le indicazioni sul come agire e sul come la scuola dovrebbe lavorare.

Mi iscrivo a un corso di animatore digitale, una nuova figura didattica resa obbligatoria da una recente legge, leggo il primo documento e visiono i primi video e… stessa storia, senza conoscere i vari pedagogisti citati e le loro teorie sono anni che vado inutilmente predicando le stesse cose. E qui la stranezza si fa ancora più grande visto che le indicazioni dei suddetti pedagogisti (come detto identiche alle mie) sono invece ben ascoltate e diffuse.

Certo, così va il mondo, se sei un comune mortale, se sei privo di una pezza cartacea (laurea), se le tue affermazioni arrivano solo dalla logica, se non ha dilapidato soldi in ricerche talvolta spudoratamente banali e dall’esito spesso scontato, ecco se sei così quello che dici vale zero.

Dato che questa esperienza l’ho vissuta in diversi altri contesti; dato che già più volte sono stato fortemente contestato da coloro che, poi, hanno subito abbracciato le tesi di chi con un foglio di carta in man, ma con molta ameno esperienza del sottoscritto, proponeva le mie stesse cose; dato che mi sono decisamente stufato di vedere altri fare carriera e soldi con quello che ha me invece ha portato e porta solo critiche e contrasti, ecco dato tutto questo ho deciso che è ora di alzare la cresta e gridare al mondo che…

Signori, io sono avanti, ineluttabilmente avanti, lo sono stato, lo sono e lo sarò.

No, niente paura, non voglio montarmi la testa, non dico e non pretendo di sapere tutto, anzi, sono assolutamente convinto che chi si definisce tuttologo è colui che sa meno di tutti, non mi interessa che mi si dia sempre ragione, che la ragione la si dà ai matti e agli stolti, semplicemente prendo e  faccio prendere atto di quello che l’evidenza pratica ha dimostrato e continua a dimostrare: sulle cose importanti, sulle cose di logica e di ragione, su quello che riguarda la mia professione e i miei più rilevanti interessi allora si, allora ho sempre ragione, sempre!

Nonostante ciò sono sempre in movimento mentale, la mia è una ricerca continua e, di conseguenza, anche un’evoluzione senza sosta, di ogni pensiero, di ogni opinione, di ogni azione, così come in continua evoluzione e variazione sono i miei corsi, le mie modalità didattiche, le mie tecniche, il mio essere… avanti!

Avanti è la piattaforma PEARL, avanti sono le proposte didattiche che sto e stiamo preparando, avanti è EdI, la nuova esperienza formativa che, assieme all’amico Claudio, sto elaborando.

Seguitemi, seguiteci, presto avrete modo di scoprire le cose e di sperimentare in prima persona l’essere parte di una didattica avanti, una didattica che vi stimolerà ad essere avanti.

Avanti, voi con noi, noi con voi, date vita ai vostri sogni, diamo vita ai nostri sogni!

Il quadrato


Rilevante figura geometrica, simmetricamente perfetta, lineare, equilibrata, saldamente appoggiata alla sua base, contenitore ideale di tutte le altre figure, geometriche e non, il quadrato, seppure intrinsecamente di per sé stesso statico, identifica simbolicamente tante preziosissime qualità. Tra queste annoveriamo la stabilità e l’armonia, quella stabilità e quell’armonia che vogliono essere caratteristiche basilari di PEARL Galaxy, del suo metodo didattico e, ultimo ma primo, del suo nuovo interessante progetto formativo, ideato e sviluppato anche per lo specifico fine d’insegnare come perseguire stabilità e armonia, siano esse intese come qualità personali che come qualità di uno staff, di un’azienda, di un’impresa.

QuadroPEARL Galaxy e la sua nuova proposta formativa, però, sono anche estremamente dinamici ed ecco che il quadrato si apre per poter accogliere qualcosa che simboleggi il movimento o, per meglio dire la trasformazione, ma di questo ne parleremo più avanti: sorseggiamo pian piano questo prezioso liquido, godiamoci a lungo il sapore che rilascia, assaporiamo ogni sua più piccola fragranza.

Quadro apertoAlla prossima 🙂

Cambiare i paradigmi dell’educazione


Bello scoprire che quanto vado affermando ormai da diversi anni è parallelamente sostenuto e divulgato da altre persone…

Sir Ken Robinson, “Changing Paradigms” un magnifico e interessantissimo video, in questa versione tradotta in italiano e reperita sul canale YouTube di Luca Gervasutti.

Efficacia ed efficienza


sogniC’era una volta un sistema forse poco strutturato eppure molto funzionale, basato sulla praticità delle azioni, fondato sulla semplicità delle cose: per stipulare un contratto bastava spesso una stretta di mano, per sviluppare una pratica bastava un solo unico documento, per, per, per.

C’era una volta, ora non c’è più, ora, sebbene si parli continuamente di semplificazione, la burocrazia è dominante: per chiedere un rimborso benzina devi compilare quattro modulo sostanzialmente identici e allegarci altri documenti con informazioni che chi di dovere ha invero già disponibili; per vendere o acquistare un bene devi compilare e firmare una marea di carte; per; per; per.

Tutto sto macello odierno viene ovviamente spacciato per un buon sistema, per il migliore sistema mai esistito, per un sistema necessario al fine di garantire i processi e le persone ed il bello è che molti ci credono.

C’era una volta un concetto che era tenuto in grande considerazione, se ne sentiva parlare in continuazione, veniva esposto in ogni dove, minuziosamente insegnato, appreso con attenzione e applicato con precisione.

C’era una volta, ora non c’è più o, per meglio dire, seppur ancora insegnato se ne sente parlare assai poco, è stato esiliato in reconditi angoli della memoria, soggiogato ai voleri d’una società più attente all’apparire che all’essere, aggiogato alle mire dei giochi di potere.

Si legge e si sente parlare sempre e solo del suo fratello minore, tutti ne parlano, tutti lo cercano, tutti lo propongono, tutti dimentichi che da solo è monco, da solo a poco o nulla serve.

Questo idolo moderno definisce solo il raggiungimento di uno specifico singolo obiettivo senza tenere conto della ripetibilità del risultato, senza prendere in considerazione il consumo di risorse che è stato necessario mettere in campo.

Falso idolo l’efficacia ci racconta del singolo obiettivo perseguito nascondendo la fatica fatta per raggiungerlo. Al contrario il suo fratello maggiore, l’efficienza, ci racconta del singolo obiettivo ed anche di tutte le sue possibili ripetibilità, ci dà l’idea del perseguito e, nel contempo, ci parla del risultato ottenuto e del percorso fatto, ci mostra sia il successo che il consumo di risorse.

Un’azione efficace non è necessariamente efficiente, al contrario un’azione efficiente è sicuramente efficace e noi di Pearl Galaxy è all’efficienza che puntiamo, è l’efficienza che voliamo insegnare, è per l’efficienza che abbiamo ideato una nuova stimolante proposta formativa.

Seguici e scoprirai man mano di cosa parliamo e cosa potrai ottenere grazie ai nostri servizi.

#PearlGalaxy una gravidanza difficile ma…


cropped-banner_it_en_900.jpgProgettato e predisposto in pochissimi giorni il progetto PEARL ha poi subito una grossa frenata a causa di impedimenti giuridico-tributari. A lungo ho valutato la questione per capire se era risolvibile, a fronte della risposta negativa il processo di sviluppo si era bloccato pur restando sempre ben presente nella mia mente e nelle mie intenzioni.

Ora posso anticipare che la lunga gravidanza volge al termine, certo la prevista piattaforma e-learning è tutt’altro che pronta, possiamo comunque partire con i servizi FAD e a domicilio, i primi dei quali verranno pubblicati e pubblicizzati a gennaio 2016.

La Galassia PEARL sarà anche protagonista di un nuovo coinvolgente entusiasmante incredibile progetto elaborato con un amico, per ora non posso dire altro ma seguendomi, anzi, seguendoci scoprirete pian piano di cosa si tratta.

Novità in arrivo


Purtroppo il progetto s’era arenato ed è rimasto bloccato fino ad oggi. Ora si è trovata la via e l’ispirazione per procedere oltre, per ora senza le grandi cose che erano state inizialmente pensate, ma presto arriveranno i primi moduli didattici.

Breve escursione nel mondo dei Maker


Federico Chigbuh Gasparini

Oggi, mio caro lettore, con l’intervista ad Emanuele Cinelli, un caro amico che fu una tra le prime persone da me intervistate (leggi qui), facciamo una breve incursione nel mondo dei maker.

Io ritengo che l’avvento delle stampanti 3D che sono gestite da Arduino, una scheda elettronica progettata in Italia, siano uno degli elementi fondamentali della Terza Rivoluzione Industriale che stiamo attualmente vivendo.

Grazie ad esse si potrà in un certo senso standardizzare il prodotto artigianale. O meglio, l’artigiano si fa fabbrica. Quindi si potrà godere dei pregi di una produzione artigianale affiancandoli coi vantaggi di quella standardizzata.

Buona lettura!

Come hai scoperto il mondo dei maker?

Beh, essendo l’informatica e il CAD il mio lavoro da diversi anni per forza di cose sono venuto a conoscenza dello sviluppo delle tecnologie di stampa 3D.

Soprattutto con riferimento alla prototipazione rapida, per la quale mi era stato…

View original post 672 altre parole

Orientando orientandoci


L’orientamento scolastico dovrebbe essere un servizio fatto agli studenti per aiutarli a scegliere il miglior percorso didattico, ma cosa vuol dire “miglior percorso”? A vedere quanto viene fatto attualmente, tralasciando l’assurda competizione tra scuole per accaparrassi alunni, sembrerebbe essere quel percorso che porta verso i settori che danno maggiori possibilità di assunzione, ma è proprio questo il miglior percorso didattico?

Ammettiamo che un dato settore lavorativo possa fornire cinquecento posti di lavoro e ammettiamo, cosa tutt’altro che vera e scontata, che tali posti di lavoro restino disponibili anche dopo i necessari anni di formazione, cosa succede se indirizziamo su quel percorso cinquemila studenti? Beh, cinquecento saranno sempre e comunque gli assunti. Ecco che spingere i ragazzi verso tale settore vuol si dire dare l’opportunità a cinquecento di loro di trovare lavoro, ma vuole anche dire dare ad altri quattromilacinquecento la certezza di non trovarlo o di faticare a trovarlo non avendo altre competenze da mettere in gioco. Da escludere anche che il gioco, la competizione alle assunzioni, avvenga in modo equo: tra i cinquemila ragazzi ce ne saranno alcuni che avrebbero comunque scelto quel percorso e, quindi, motivati a quello specifico studio si sono impegnati a fondo e arrivano al lavoro preparati e competenti, indi facilmente selezionabili; ma ce ne saranno molti a cui quel percorso proprio non interessava per cui, poco o nulla motivati, non si sono preparati a dovere e non verranno mai presi in considerazione dai selezionatori di quel settore e, così, nemmeno di altri settori. Alla fine questa metodologia ha creato più disoccupati che occupati!

Cosa succederebbe se, al contrario, i ragazzi venissero aiutati a comprendere e scegliere quel percorso che si adatta alle loro abilità naturali, ai loro interessi specifici (la società di oggi, iperprotettiva, nega ai ragazzi la possibilità di avere delle proprie opinioni, mentre è lapalissiano che in un contesto di crescita assai diverso le opinioni sarebbero manifeste), alla loro velocità di apprendimento (che è per natura diversa da persona a persona e la scuola dovrebbe rispettare tale ritmo invece di imporne uno proprio), alla loro intelligenza (ormai e riconosciuto che esistono diverse intelligenze) e via dicendo? Forse qualche ragazzo finirebbe in percorsi didattici con bassa offerta lavorativa, ma essendo in pochi (in quanto distribuiti su più settori) la stessa sarebbe sufficiente ad assorbirli tutti o quasi tutti. Di contro altri ragazzi finirebbero in percorsi didattici con alta offerta lavorativa e sarebbero ancora tutti assunti, anzi magari resterebbero ancora posti liberi, posti occupabili da ragazzi che hanno fatto un percorso didattico diverso, essendosi essi impegnati a fondo nello studio acquisendo pur sempre quelle capacità di comprensione, applicazione e impegno che, prima di tutte le altre, prima delle conoscenze tecniche, risultano essere le doti indispensabili per superare una selezione lavorativa. Alla fine, più impegno scolastico per tutti, più facilità di formazione per tutti, migliore competizione nelle selezioni lavorative, più opportunità, copertura corretta di tutte le offerte di lavoro, più occupazione e meno disoccupazione.

Come dice un vecchio proverbio “le apparenze ingannano”, se la smettessimo di badare più all’apparire che all’essere, se la smettessimo d’essere iperprotettivi, se la smettessimo di ragionare sempre e solo in funzione del breve termine, se la smettessimo con l’opportunismo, se la smettessimo con la fretta e tornassimo a vivere secondo natura e secondo i suoi ritmi di sicuro miglioreremmo di molto la qualità della nostra società e della nostra vita.

Il buon organizzatore


Il buon organizzatore non è colui che s’inventa lunghe e complesse procedure burocratiche, sa bene che oggi un’azienda che non è in grado di rispondere in tempo reale alle esigenze sue e del mercato è inevitabilmente destinata a soccombere.

Il buon organizzatore è colui che minimizza al minimo i passaggi burocratici e rende i processi, tutti i processi, molto semplici e molto rapidi, pressoché eseguibili in tempo reale rispetto alle esigenze che li attivano.

Il buon organizzatore non è colui che, in fase di organizzazione di un progetto o di un lavoro, tenta di azzerare i problemi, sa bene che questo non solo è impossibile ma fa anche sprecare inutilmente tante energie e tante risorse.

Il buon organizzatore è colui che ha previsto ogni possibile problema che possa sorgere durante la fase esecutiva e, fatta prevenzione rispetto a quelli più probabili e gravi, è poi in grado di risolverli in tempi rapidi e con decisione.

Interferenze

“Walk in the mashup side!"

Vita a Lou Don

La vita quotidiana di una borgata alpina dal punto di vista dei suoi unici abitanti

ARDRONINO

Quadricottero con Arduino

El eurociudadano nudista

... eta nik txoria nuen maite ...

mamá nudista

Vivencias y opiniones desde mi condición de mujer, madre, nudista y humana

Freekat2

Finding My Way, Trusting My Path, Sharing My Journey

MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI - MATTIA DECIO PHOTOGRAPHER

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: